lunedì 5 aprile 2021

Carpe di corrente



testo e foto di Matteo Diodati


Una delle pesche che sicuramente mi contraddistingue di più come pescatore di carpe è quella in acque correnti. Vivo in un tratto dell’alto fiume Serchio che ospita numerosi esemplari che si sono adattati alle limpide e veloci acque di questo fiume. La morfologia del Serchio è caratterizzata da molteplici salti d’acqua che formano delle “piane”, i cui fondali, più profondi e ricchi di ripari, consentono ai pesci di sopravvivere durante le possenti piene.


Questi sono ambienti complessi da affrontare, dove i pesci, molto sospettosi, non si lasciano ingannare facilmente dalle nostre trappole. Inoltre parliamo di acque molto fredde in gran parte delle stagioni, soprattutto in inverno ma anche fino in tarda primavera quando, un ulteriore crollo termico è dovuto allo scioglimento delle nevi. Sono perciò molteplici le variabili che possono compromettere o rendere una sessione di pesca memorabile.




Approccio


Prima di tutto dobbiamo conoscere i settori dove il pesce staziona o ancor meglio dove si alimenta, spesso circoscritti in piccoli zone della piana che decidiamo di affrontare. I sopralluoghi lungo le sponde spesso ripide ed impervie sono fondamentali, quindi se gradite pescare con la massima comodità ma soprattutto senza dover preparare per bene le sessioni, questa già non è pesca che fa per voi. Quì ogni pesce è sudato e quasi sempre, dopo averlo catturato, non ci resta che smontare ed andarcene dato che i branchi di carpe saranno entrati in allarme.
La tecnica dello “stalking” resta a parer mio la più adatta e produttiva, perché ci permette di rimanere agili negli spostamenti, i quali possono essere numerosi anche nell’arco di una breve sessione. L’utilizzo di una sola canna o massimo due è vivamente consigliato dato che troppe lenze, tese in acque molto limpide come queste, non fa che allontanare il pesce. Consigliatissimo l’uso dei tendilenza.







Pasturazione e terminali


La pasturazione è fondamentale qualora ci troviamo in ambienti più ampi dove il pesce è solito migrare da una zona all’altra in cerca di buoni pascoli. Parlando invece di “piane” ristrette, lunghe a malapena qualche centinaio di metri, pasturare ha secondo me un ruolo non fondamentale, dato che basterà lanciare un’esca ben attrattiva ed appetibile proprio in corrispondenza dei pesci. Per quanto riguarda i diametri, amo rimanere intorno ai 12-15mm fino a tarda primavera per poi salire a 20-25 mm quando l’attività del pesce diverrà frenetica. Sottolineo che con acqua ancora fresca, le carpe hanno l’abitudine di mangiare “in punta di labbra”, e non è infatti difficile ricevere false partenze o vibrazioni della cima della canna proprio perché il pesce non rimane allamato. Consiglio quindi di scendere sia con la dimensione dell’esca che dell’amo.



Dopo queste riflessioni, il consiglio che vi do è di cercare un punto che vi piace, magari una "piana" dimenticata da tutti, e provare a vedere cosa ha in serbo per voi. Buona fortuna!!!

mercoledì 31 marzo 2021

"Why not"

Per la prima volta dopo anni di pesca, abbiamo deciso di recensire un prodotto. Il diminuire del tempo libero da poter dedicare alla pesca, ma soprattutto alla produzione di boilies self made, ci ha spinto alla ricerca di un'ottima ready made. Ormai da anni le scelte su mercato sono delle più variegate e stavolta abbiamo voluto testare sul campo alcuni gusti delle ormai celebri "palline" firmate Feed Up. Si parla di un'azienda ormai affermata sul mercato, la quale da tanto tempo regala soddisfazioni nel mondo del Carpfishing.

Ecco la granulometria dell'esca


Decidiamo cosi di iniziare una campagna di pasturazione con una buona quantità di esche, concentrando la nostra attenzione su di un tratto ben conosciuto del "nostro" fiume.
Analizzando il prodotto se ne deduce una realizzazione caratterizzata da mix a grana medio-grossolana, con sentori di birdfood. Interessante il loro aroma pungente ma non esagerato nell'intensità. Si tratta della linea "Why not", ideata dall'azienda secondo i canoni del Self-made casalingo. 
Sembrano essere concepite proprio per quelli angler che come noi, hanno bisogno di grandi quantità di esche nell’arco di una stagione o per grandi pasturazioni preventive che abbiano lo scopo di abituare le carpe a rimanere su un determinato spot per un lungo periodo.

Le prime ore del mattino portano a Claudio questa cattura


La cosa si fa interessante quando, alla prima pescata, evidenziamo subito un buon interesse da parte del pesce. Le numerose catture infatti possono confermarlo.
Dopo diverse ore in acqua, nonostante le basse temperature di essa (6°- 8° gradi), la boiles ha evidentemente rilasciato ogni sua proprietà. Le catture effettuate dimostrano che il pesce si è alimentato con grossi quantitativi di boilies. Ne da conferma la quantità di feci sul materassino.

Frutto di una notte veloce in fiume con acqua ancora gelata


Dopo diverse ore di pesca, la boilie è ancora ben solida sull'hair rig. Ciò dimostra le sue buone doti anche come semplice “pallina” da innesco.
Si susseguono poche ma concise sessioni a seguito della pasturazione effettuata. I risultati non mancano e numerose carpe arrivano a guadino.
Senza ombra di dubbio, la boilie è concettualmente azzeccata ed ha tutte le carte in regola per regalare enormi soddisfazioni.


Il freddo non ferma questa regina di corrente

Grassa regina per Raffaele


Nel link a seguire la lista prodotti:
https://www.spaccalabig.com/carpfishing/esche/boilies


Claudio, Matteo e Raffaele


lunedì 15 giugno 2020

Il fiume Serchio a Lucca - La piana di Monte San Quirico


A cura di Matteo Diodati 


Introduzione


   Per la rubrica itinerari voglio oggi presentarvi un interessante spot per chi pratica il Carpfishing e lo Specialist, dato che possiamo trovare dalla carpa, al cavedano e pure il barbo. Di sicuro è già una zona conosciuta da quasi tutti i Lucchesi ma non a chi viene da fuori. Parlo della piana di "Monte San Quirico", cioè il tratto di fiume sotto l'omonimo monte, che troviamo alle porte di Lucca.



Foto ottocentesca di Monte San Quirico e dell'omonimo ponte. Le prime informazioni del ponte si hanno già negli scritti del 1200 dc.

   Possiamo dire che questo spot abbia fatto la storia di questa tecnica a Lucca, dato che quasi tutti gli angler locali hanno bagnato qui le loro lenze. Non troverete certo catture record dato che pesci sopra ai 10 kg, sono divenuti negli anni una rarità ma il pesce è combattivo e se cercate del divertimento e delle emozioni siete nel posto giusto. Studiate però bene la situazione, si tratta di una zona non facile per vari motivi. Pressione di pesca e acqua limpida rendono i pesci super sospettosi. In bocca al lupo.


La postazione degli "Orti". Sapere dove calare la lenza è fondamentale.

martedì 21 aprile 2020

L'amo giusto

   
Testo e foto di Matteo Diodati


   Se avete bisogno dell'ABC degli ami, su google troverete innumerevoli articoli ben fatti. Non voglio riepilogare come è fatto un amo, le sue parti ecc. ma voglio elencare brevemente quali tipi di ami ci servono per la stragrande maggioranza delle occasioni. Molti ami
 possono, a parer mio risultare estremamente dannosi su di un apparato complesso come quello che la carpa ha per alimentarsi. Senza ardiglione si, ma attenti anche alla forma dell'amo.



   In commercio troviamo decine e decine di modelli ma quando ne abbiamo con noi 3 o 4 tipologie differenti, direi che  possono bastare per quasi tutte le situazioni possibili. 
Personalmente non costruisco mai terminali complessi soprattutto qualora non ce ne sia la necessità. 
Negli ultimi anni vedo mettere di tutto sopra ad un amo e mi chiedo se sia davvero per necessità o solo per marketing.
Le componenti di un finale vincente restano sempre per me la lunghezza, l'amo e l'hair rig.



Ami comuni e ami di nuova concezione



   Sicuramente la forma più classica e più utilizzata, chiedetevi perché! Lo troviamo a occhiello e punta dritti, con occhiello dritto e punta curva o viceversa. 
Il più adatto alla maggioranza delle situazioni di pesca. Forte, con una buona tenuta una volta penetrato, e valido sia per montature affondanti che per molte presentazioni bilanciate o pop-up. L'amo per quando il pesce mangia deciso e dobbiamo farci poche storie.

  
   Simile al precedente ma con un lineamento più aggressivo, quindi più valido sul piano ferrante grazie anche alla punta accuminata. Lo uso per inneschi piccoli, dedicati a pesci sospettosi in acque cristalline. Perde sul piano tenuta quindi non lo userei dove devo forzare dei pesci ma lo userei per spot puliti dove posso gestire al meglio il pesce.

   Se pescate vicino ad ostacoli questa è la forma che vi serve. Difficile da drizzare e con un buon compromesso tra tenuta ed effetto ferrante. Di solito si accoppia a inneschi medio/grossi perché se usato in misure piccole tende a recidere la carne del labbro del povero pesce..
   Una forma entrata in voga che ha portato quasi tutte le aziende a mettere su proprio listino questo amo. Personalmente non mi dispiace ma lo uso in poche situazioni, più che altro quando pesco in acque sgombre e devo gestire pesci grossi e lenti come quelli di cava. La sua particolare curvatura lo rende auto-ferrante, come se avessimo inserito una guaina ricurva ad un amo dritto.




Ami a mio parere pericolosi



 
Questo è un amo che veniva molto utilizzato nelle competizioni di carpfishing proprio perché risultava mostruosamente ferrante. A ripensarci però, quanti danni ha fatto !?



   
   Credo che con 3 tipi di amo nella cassetta possiamo andare quasi ovunque.


Terminale semplice + Amo giusto = Allamata perfetta


La meccanica

   Riguardo alla meccanica voglio spendere qualche riga dicendo che nessun buon amo è in grado di aiutarvi se non lo accoppiate al giusto piombo. Senza parlare di forme o montatura, voglio dire che è il peso della vostra zavorra che permette o meno all'amo di penetrare le labbra callose della carpa. Modulare quindi il suo peso in base al tipo e dimensione d'amo è fondamentale.
   Altra questione importante è la lunghezza del terminale. 
Qua posso dire di averne sentite di tutte ma solitamente mi baso sulle allamate di pesci che catturo. Se l'allamata è superficiale forse è meglio allungare il terminale o viceversa.
Dipende però anche da come il pesce aspira l'esca, se con decisione o con attenta perizia. Mi è capitato di veder sputare l'innesco proprio sotto ai miei occhi più di una volta. Se pescate a stalking in acque limpide vi stupirete di quante carpe passano sopra ai vostri rig senza rimanere allamate, magari provocando solo un singolo bip del segnalatore. A quanti cavedani, carassi e/o scardole abbiamo dato la colpa negli anni?

Il terminale perfetto non esiste ma esiste quello perfetto per una determinata situazione.



Spero che queste poche righe vi abbiano fatto riflettere. La semplicità vince sempre.

Matteo Diodati





venerdì 24 gennaio 2020

Posti dimenticati


testo e foto di: Matteo Diodati

   È la fine di ottobre e l’inverno sembra non voler arrivare. Sono alla ricerca di uno spot produttivo per sessioni brevi . Il fiume è in secca date le scarse piogge e mi torna alla mente un vecchio spot dimenticato da me e dagli altri angler della zona. Si tratta di un piccolo invaso alimentato dalle acque del fiume Serchio. Non ha mai ospitato grandi pesci, però gli anni sono passati e chissà. 


   Tuttavia l’emozione di affrontare un vecchio spot come questo c’è. Lo sappiamo tutti, senza adrenalina non si va da nessuna parte. Mi reco sul posto per osservare e pasturare. Quest’anno l’ autunno è tardivo e l’acqua dell’invaso è ancora molto calda. Dopo aver guardato vecchie foto su internet riguardanti la diga svuotata, inizio la pasturazione la dove immagino si alimenti il pesce. Nei pochi minuti passati a lanciare palline e method posso ammirare le carpe esibirsi in salti a ripetizione. Che spettacolo invitante. Sono attive e non vedo l’ora di calare le lenze.




   Per la situazione mi affido ad una boilie fruttata, ottima per fiumi e laghi la dove si abbiano fondali composti da limo depositato. L’esca ha un mix granuloso, ricco di birdfood fruttato e derivati del latte. Ha un aroma pungente di mora, ribes, fragola e lampone. La sua componente lipidica è alta, ottima per l’avvicinarsi dell’inverno.


   Dopo un paio di pasturazioni preventive affronto lo spot per appena tre o massimo quattro ore di pesca. Nella prima sessione, dopo mezz'ora di pesca, una delle due canne, innescata con un omino di neve 15-20mm, parte arrogantemente. Prendo la canna e non posso far altro che dare filo al pesce che ne ruba parecchi metri per poi slamarsi.
   Rimango amareggiato dato che sta per arrivare il momento di smontare, ma parte l’altra canna su cui ho deciso di azzardare un innesco naturale, un bel lombrico accoppiato ad un buon method, il quale sprigiona note carnose con una forte impronta di fegato, veramente irresistibile. 


   Si rivela un accoppiata vincente. Il pesce parte arrogante come il precedente in direzione dello stesso punto maledetto, ma riesco a forzarlo e dopo un combattimento emozionante la porto a guadino. Foto di rito e rilascio immediato. Ci vediamo alla prossima!


Matteo Diodati

domenica 22 settembre 2019

Ridurre le slamate



testo e foto di:   Matteo Diodati

Vorrei discutere questo importante argomento e fare chiarezza su quali siano le cause che ci portano spesso e malvolentieri a perdere un pesce.


La Canna

Ho sempre visto andare di moda canne molto potenti, dagli alti libraggi ma pochi carpisti che le abbiano sapute sfruttare. In più ho visto slamarsi molti pesci a causa della troppa potenza della canna. Personalmente con una 3 lb 10 piedi trovo un giusto compromesso contro le potenti sfuriate delle carpe di fiume. Ed è anche tutto molto più divertente. Quindi calcoliamo sempre qual’è la priorità da chiedere alla nostra canna: se lanciare lontano, forzare il pesce vicino ad ostacoli o semplicemente guidarlo senza problemi dentro al nostro guadino.



Il Mulinello

Non voglio dare enorme importanza a quest’ultimo. Va da se però che deve avere un buon rapporto di recupero, una frizione ben funzionante e una periodica manutenzione. Personalmente non amo i modelli baitrunner. Quando ferro voglio che sia la mia mano a modulare la frizione in primo luogo, poi userò l’apposita rotella non appena avrò capito cosa ho in canna. Voglio aggiungere che è fondamentale regolare bene la frizione dopo aver posizionato la canna in pesca. Personalmente in passato ho perso pesci per aver stretto troppo o troppo poco la frizione. Per esempio vicino ad ostacoli stringetela bene ma stazionate accanto alle vostre canne per una ferrata immediata. Al contrario, lasciate libero il pesce di farsi una bella partenza e sfogare le sue energie.

Monofilo/Trecciati

Qui troviamo due mondi diversi. Da anni va molto di moda la treccia, più duratura, resistente e con ottimo rapporto diametro/carico di rottura, ma personalmente la utilizzo solo quando mi trovo di fronte al long range o a grandi masse di alghe o vegetazione. Per me il monofilo resta per la maggior parte delle situazioni la prima scelta perché resistente contro le grosse e taglienti pietre sia in fiume che in lago. In più ammortizza in maniera esponenziale le fughe dei pesci rispetto al trecciato.


Piombi

Ho assistito svariate volte, in acque limpide, all'abboccata di un pesce. Posso dirvi immediatamente che un piombo che non scorre è il primo motivo di una slamata perché il pesce lo userà come contrappeso per sganciarsi violentemente l’amo dalla bocca, provocandosi oltretutto un taglio.
Il piombo perciò deve sempre essere libero se possibile e il suo peso minimo, ovviamente a seconda della situazione di pesca. Con necessità di grosse zavorre per la corrente ne useremo uno più pesante ma a perdere. Per quanto riguarda la forma, tutto va in base a l’esigenza di lancio o al tipo di fondale. Ovvio che una forma ad ogiva ci aiuta a lanciare più lontano e una forma a piattello sprofonderà meno su di un letto di melma.

Amo

L’amo resta per me la cosa più importante di tutta l’attrezzatura. Utilizzateli di ottima scelta e non badate a spese. Controllate continuamente la loro punta ed appena non bucano più come in principio sostituite il terminale. Al di la del filo più o meno spesso o la presenza dell’ardiglione, secondo me dobbiamo concentrarci sulla forma. Io utilizzo ami dalla forma curva classica, con ardiglione e spesso anche la punta leggermente rientranti. Questo tipo di amo buca al momento giusto, cioè quando l’amo, in prossimità del bordo del labbro inferiore della carpa, ruota e penetra perfettamente. Ho usato spesso ami a gambo dritto e punta dritta i quali bucano appena trovano appiglio ma attenzione perché se bucano troppo all'interno della bocca, tendono a tranciare la membrana del povero pesce il quale, oltre a sfuggirci, se ne andrà con un grave danno al suo apparato boccale. Preferisco perdere un pesce in più senza allamarlo che perderne uno lasciandogli un grave danno in bocca. Con ciò penso anche che non sia l’ardiglione a recare danno ma molto spesso la forma errata dell’amo, per citare un esempio, il vecchio serie 5 di Fox, per me è altamente lesivo.


Gli Inneschi

Voglio spezzare una lancia contro gli inneschi di piccole dimensioni. Spesso ho selezionato pesci di grosse dimensioni con essi ma soprattutto il loro scarso volume ha permesso all'amo di lavorare bene all'interno della bocca. Una innesco grosso, specie se in periodi dell’anno più freschi, in cui il pesce non mangia proprio così convinto, metterà a rischio la nostra allamatura. Credetemi, quando le partenze sono rade poi, c’è da mangiarsi le mani per aver ecceduto con il diametro delle nostre boilies.

Il Combattimento

Ho visto molte volte forzare i pesci senza reale motivo, come se il pescatore fosse in ansia di portarlo prima possibile a guadino. Godiamoci il combattimento se non siamo prossimi a degli ostacoli e permettiamo al pesce di stancarsi con calma. State molto attenti anche nel momento di guadinare soprattutto da soli perché spesso c’è la tendenza a non lasciare abbastanza filo al pesce. La canna deve essere inclinata posteriormente, cioè oltre la linea verticale ipotetica che va tra noi e la cima della canna cosi che, la preda, possa essere trascinata adeguatamente all'interno del guadino.



Spero di esservi stato di grande aiuto e che la fortuna sia con voi. Aggiungo che portare a guadino il 100% dei pesci è impossibile ma ricordate che "tendere alla perfezione" è il motto dei vincenti.

Matteo Diodati


domenica 3 marzo 2019

Stalking Time


testo e foto di:  Matteo Diodati



   La primavera è finalmente alle porte e la voglia di andare a pescare è alle stelle. Ci troviamo a cavallo tra febbraio e marzo, periodo in cui le temperature diurne sono in notevole risalita, il che, porta il pesce a ricominciare le sue abitudini alimentari soprattutto per prepararsi al periodo di frega.

La carpa ha un ottimo apparato visivo, quindi usare la vegetazione come riparo è basilare.


   Personalmente, negli ultimi tempi, ho cominciato ad apprezzare molto un tipo di pesca che permette di ottimizzare il poco tempo a disposizione e che rende l'azione di pesca molto emozionante. Già in passato mi ero cimentato nello Stalking, in particolar modo quando, in determinati posti, mi ero reso conto che non aveva senso passare giorni interi o notti per catturare. 

   Meglio un 1 di pesca nel punto giusto che 12 in quello sbagliato. Quante volte abbiamo pescato per portare da noi il pesce anziché andare noi a ricercarlo?

   Questo è un concetto che ho sposato, in primis per il poco tempo rimasto da dedicare alla pesca, in secondo luogo perché non mi va di sprecare tempo ad aspettare, preferisco un approccio dinamico.

   Ho ridotto la mia attrezzatura al minimo ed ho iniziato a spostarmi lungo le sponde dei corsi d'acqua vicino casa. Non dobbiamo dimenticare mai quanto sia importante l'osservazione e il pattugliamento dei nostri luoghi di pesca.

Ottimo luogo per una passeggiata e magari anche una cattura.


   Ritengo fantastico arrivare a tre passi da una nostra eventuale preda, con piede felpato, nascosto tra la vegetazione, completamente mimetico ad ammirarla con un buon occhiale polarizzato. 

   Lo step successivo è poi cercare di insidiarla con una canna appropriata ed un esca appetitosa. Vedere il pesce aspirare l'innesco, dopo un perfetto lancio sulla sua traiettoria di alimentazione, è estremamente emozionante, per non parlare del combattimento che ne consegue.

Ambienti "small" ma carpe non proprio "small".


   Amo camminare leggero con soltanto l'attrezzatura essenziale, ed ho capito come con questa strategia di pesca sia possibile catturare pesci di taglia e smaliziati, pesci che si alimentano solo in determinati punti, dove, con attrezzature tradizionali non riusciremmo neppure a pescare.

Un pesce portato dall'ultima piena in un piccolo spot di fiume

   Dedichiamo più tempo alla perlustrazione dei luoghi, anche quelli più vecchi e scontati. Le piene dei fiumi rimodellano il greto e spostano i pesci da piane più alte a piane più basse, soprattutto in un corso d'acqua come l'alto Serchio ed i suoi piccoli affluenti.


Matteo Diodati