mercoledì 7 novembre 2018

Senza pasturazione preventiva



Testo e foto di:   Matteo Diodati 


   Il titolo farà “storgere” la bocca ad alcuni storici di questa disciplina ma la disponibilità di tempo minore, negli ultimi anni, mi ha portato a scoprire come sia possibile catturare anche senza preparare la nostra zona di pesca con una pasturazione preventiva. 
   Ovviamente non parlo di grandi laghi o fiumi ma di piccoli spot dove è facile intercettare il pesce. La mia esperienza nasce nelle acque correnti dove in poche ore di pesca e senza pasturazione, in alcuni casi addirittura deleteria, ho ottenuto discreti risultati in tutte le stagioni. Fondamentale sarà la fase di osservazione e la conoscenza dello spot di pesca. 



La chimica ci viene in aiuto 


   Molti di noi sono fortemente convinti che quasi tutte le esche debbano essere prima conosciute e poi accettate dal pesce perché se ne nutra. Esche come il mais, le tigernuts ma anche le stesse boilies, sono composte da nutrienti di base le cui molecole sono pressoché identiche al cibo naturale che le nostre amiche trovano sui fondali. La carpa di fronte ad informazioni olfattive non si mette ad analizzare l’origine del cibo che trova e se ne va direttamente a nutrire quasi sempre riconoscendo i segnali chimici dei macro e micronutrienti. Qui fanno sicuramente eccezione luoghi pressati dove i pesci hanno raggiunto un certo livello di sospettosità e possono arrivare a rifiutare ciò che gli proponiamo. 





L’esempio dell’amido 


   L'amido è un composto organico della classe dei carboidrati presente in gran parte degli alimenti naturali di cui la carpa si nutre. Caratterizzato da un gran numero di unità di glucosio, il quale è un ottima fonte energetica anche per i pesci, è comunemente contenuto in alimenti come mais, riso, la frutta, i semi e i tuberi delle piante ma anche nei legumi come i fagioli. L’ amido è solo un esempio, forse il più lampante, ma sono molte le molecole che i pesci riconoscono negli alimenti artificiali o naturali che siano. Dobbiamo mettere nella nostra mente che l’olfatto dei pesci va oltre l’aroma con cui rendiamo gustose le nostre palline e che spesso attrae più noi che loro. Un buon mix bilanciato ed appetibile rende mille volte di più di un buon aroma, per questo credo tantissimo nel self-made. 



Quando la pasturazione è deleteria 


   Spesso, in alcuni spot del mio fiume, ho riscontrato una diminuzione di abboccate del pesce se non addirittura l’assenza, dopo una pasturazione preventiva. Personalmente le motivazioni che mi sono dato possono essere tre: 

  • che il pesce colleghi ad un abbondare di cibo un pericolo come per esempio negli spot pressati dove oramai i pesci sono smaliziati e spesso sono sempre i soliti ad essere catturati;
  • che il pesce, non è condizionato dalla nostra pasturazione, mi vengono in mente laghi famosi dove da sempre è impossibile fermare il pesce anche lanciando molti chilogrammi di esche;
  • che il pesce raggiunga uno stato di sazietà e/o apatia nel caso di un eccesso di cibo molto disponibile e molto, forse anche troppo nutriente; 
  • che le esche abbiano una scarsa qualità e/o un sovra-dosaggio aromatico ed il pesce se ne nutra soltanto dopo giorni di immersione in acqua quando la boilie si è “scaricata”. 


In conclusione 

   Dopo i ragionamenti precedentemente esposti, ho iniziato da tempo a non preoccuparmi più di pasturare preventivamente, e con l’utilizzo di esche alternative e boilies rapide e di qualità, catturo senza problemi. Tutto ciò una volta impensabile, è stato reso possibile da semplici valutazioni e prove sulla sponda del fiume. 

Matteo Diodati

martedì 14 novembre 2017

Inverno alle porte


testo e foto di Matteo Diodati 

Primi freddi...voglia di sfidare il vecchio fiume

Dopo questo autunno caldo sta arrivando finalmente il primo cenno invernale con temperature basse e prime nevicate. Inequivocabilmente dobbiamo attuare importanti accorgimenti per affrontare le nuove situazioni di pesca. Acque più fredde iniziano lentamente a rallentare il metabolismo dei pesci ma soprattutto quelli di piccola taglia. Come sappiamo, le carpe di dimensioni maggiori saranno le ultime a fermare il loro appetito ed è questo il momento migliore per insidiarle dato che stanno facendo scorte di grasso per il freddo inverno. Dovremo fare però una grossa distinzione, parlo a riguardo di due tipi di acque: quelle ferme e quelle correnti. Personalmente in inverno prediligo le acque correnti che nonostante non possano regalarmi pesci record mi permettono di catturare con costanza, ed è proprio di questo tipo di acque che parlerò.

Scenario autunnale sul Serchio
Il Fiume Serchio in particolare e piccoli canali sono sempre stati la mia seconda casa e, anche se non hanno direzionato l'ago della mia bilancia su "numeroni", mi hanno sempre regalato grandi gioie e bellissime catture fin da molto piccolo quando solcavo le sponde al seguito di mio papà, che di pesci ne aveva presi tanti e con tutte le tecniche di pesca esistenti.


Chi non semina...

Mettersi alla ricerca di un ottimo spot per l'inverno richiede tempo e chi si è svegliato all'ultimo momento rischia di rimanere con il materassino asciutto. Non è infatti semplice capire dove si radunano i branchi di carpe per affrontare il rigido freddo invernale a meno che non siate delle vecchie volpi e possiate andare quasi a colpo sicuro ma ricordate bene: le piene cambiano il fiume, lo rimodellano, ne cambiano il corso e le profondità ed è facile anche per i veterani incappare in clamorosi "cappotti" se non siete stati di recente a fare attente valutazioni sugli spot. Inoltre non dobbiamo dimenticare che pasturazioni preventive a ridosso dei periodi freddi aiutano a far sostare i pesci perchè la loro priorità è nutrirsi con il minimo dispendio energetico, quindi con il minimo spostamento. Spesso mi è capitato di catturare anche con "l'acqua di neve" quando molti carpisti anche di vecchia data, in quel periodo, preferivano sostare davanti al caminetto a sognare calde sessioni estive in riva a soleggiati e balneabili laghi.

 
  Ultimi soli prima dell'inverno


Accorgimenti tecnici ed esche

Anche questo, come molti altri periodi, è uno di quelli in cui il pesce si nutre timidamente e svogliato. Va da se che i grossi inneschi sono da evitare e di conseguenza anche le misure degli ami scendono. Personalmente tendo ad utilizzare boilies pop-up o bilanciate con misure che variano dai 12 ai 20 millimetri al massimo, accoppiate con ami che dal n° 6 arrivano al n° 2. Da considerare anche la lunghezza dei terminali che andranno accorciati per garantire una maggiore autoferrata. Sono arrivato a scendere anche sotto i 15 centimetri di lunghezza ed i risultati si sono visti chiaramente. Altro aspetto importante sono le zavorre dato che la corrente può diventare una brutta nemica ed è facile andare ad utilizzare piombi da anche 200 grammi e tendilenza da 70-80 grammi per mantenere sempre la lenza ben affondata considerando il numero di detriti trasportati dal fiume.

 Uno dei tanti pastoncini che troviamo su mercato a pochi euro

Per quanto riguarda i gusti direi, per la mia esperienza, che le carpe di fiume divorano ogni cosa si trovino davanti ma la qualità è importante. Concentrare la nostra pastura vicino all'innesco sarà fondamentale e regalerà sicuramente molte più catture. Odoro utilizzare, in questo periodo, sacchetti in pva ripieni di boilies frammentate, pellet ma soprattuto sfarinati semplici e molto digeribili. In commercio ne possiamo trovare miriadi ma il consiglio che vi do è quello di lasciare sugli scaffali dei negozi tutte quelle miscele pubblicizzate come miracolose e dal prezzo assurdo. Un buon pastoncino per gli uccelli rimane economico, ma soprattutto di qualità e molto digeribile in questi periodi. Rendere l'innesco più adescante con ammolli non è per me fondamentale dato che le carpe di fiume, grazie al loro ottimo apparato olfattivo, trovano senza problemi le nostre esche, ed anzi, la dove nuotano pesci smaliziati e scaltri, un dip potente può creare un effetto repulsivo da parte loro.



Detto questo non resta che coprirci bene e partire, anche per poche ore, dato che il nostro lavoro preventivo paga sicuramente. In bocca alla big.


Matteo Diodati



giovedì 24 settembre 2015

Remi in barca: Scelta vincente! (Prima parte)


testo di:  Raffaele Malfatti
foto di:  Matteo Diodati

Ogni spot ha storia a sé, su questo, chiunque abbia un minimo di esperienza non ha alcun dubbio!

 Spesso però siamo portati ad interpretare la nostra tecnica in modo troppo "ortodosso" seguendo  la scena carpistica così come ci viene  proposta attraverso i vari canali comunicativi ( internet e mensili) . Il titolo dell'articolo si riferisce proprio al fatto che, in determinate condizioni, che proverò ad analizzare più accuratamente in seguito, le nostre fatiche alla ricerca delle carpe non solo possono essere esagerate, ma addirittura risultare controproducenti! In particolare, molti carpisti tendono ad usare il natante in modo pressoché automatico, senza prima valutare la sua reale necessità. 
È ovvio, non mi riferisco alla pesca in grandi laghi, ma alla pesca in cava. 
Durante le ultime esperienze fatte, ho avuto l'occasione di constatare quanto la scelta dell'utilizzo o meno della barca possa non solo essere un fattore determinante nell'esito di una sessione, questo è ovvio, ma essere anche un ostacolo nell' interpretazione del comportamento delle nostre avversarie. 

non sempre occorre la tenda

Spot 1 : Come già affermato prima, vi sono situazioni in cui  è quasi impossible prescindere dall'utilizzo della barca, come appunto nei grandi laghi. Vi sono però spot che necessitano una differente valutazione. È il caso delle cave di piccola/media dimensione. Recentemente insieme a Matteo, ho affrontato una cava di dimensioni considerevoli, a me del tutto nuova, con profondità molto elevate già a pochi metri dalla sponda.
La prima sera, quella in cui decidemmo di pescare in quelle acque, arrivammo alla cava molto tardi perché avevamo inizialmente deciso di affrontare un'altra piccola cava che tenevamo d'occhio da un po' ma sfortunatamente ( o no?!) quella sera qualcuno ci aveva preceduto e dovemmo ripiegare sulla seconda opzione. Eravamo senza barca perché per la prima opzione non sarebbe stata necessaria, eravamo stati poco previdenti. Per questa cava, secondo le poche informazioni che avevamo, era indispensabile il natante, ma ormai era tardi e alle volte ci si deve accontentare, però non ci perdemmo d'animo  . Prima di decidere gli spot dove andare ad insidiare le carpe, dedicammo un bel po' di tempo all'ascolto, ogni rumore è un indizio prezioso, un pescatore lo sa! 
La cava pareva molto attiva e si susseguivano salti pressoché in ogni zona ad intervalli di pochi minuti, a volte anche meno, anche nei punti centrali, a circa 30/40 metri dalla nostra postazione, risultati  in seguito, dopo un accurato plumbing, essere quelli più profondi della cava. Ma questa ampia zona di cava appariva monotona, e senza alcun tipo di scalino, algaio o legnaia. Un fondale piatto e vastissimo senza punti di riferimento e senza variazioni seppur lievi di profondità ma pur sempre senza ostacoli.
Era fine Maggio, la temperatura esterna e quella dell'acqua erano già piuttosto elevate. 
Non avevamo esperienze sul posto, nè feedback da altri carpisti se non le poche foto viste su internet, tutti rigorosamente con la barca, ma visto che il tempo era poco e la mariposa ai box decidemmo di prediligere un approccio classico, occupando tutto il sottosponda raggiungibile a lancio e facile da pasturare. 

la barca ha i suoi pro e contro

Ingolosito dai salti che si susseguivano, decisi poi di lanciare un innesco in un punto qualsiasi del vasto fondone di fronte a me, riuscendo a pasturare in modo molto preciso con dieci/venti palline intorno all'innesco grazie a marker e cobra.
Risultato finale: tre pesci di discreta taglia a guadino, la prima ingannata da Matteo con le sue granaglie nel sottosponda e due prese ad oltre 9 metri di profondità, entrambe proprio su quella canna lanciata apparentemente "nel vago". 
La settimana successiva, assai più calda della precedente, decidemmo di utilizzare la mariposa per scandagliare e trovare qualche buono spot lungo le sponde più distanti della nostra postazione. I pesci saltavano continuamente ovunque, proprio come una settimana prima e sempre più nelle zone d'acqua profonda. Decisi quindi di azzardare di nuovo, nello stesso identico modo di 7 giorni prima ed il risultato di quella sessione fu illuminante . Tre partenze, tre splendide baffone portate a guadino , tutte sulla canna in profondità, mentre fu silenzio tombale dagli altri 5 segnalatori. 
A colazione come al solito ragionammo sulla sessione e concludemmo che la temperatura dell'acqua, alzata di 2 gradi rispetto alla prima sessione, era forse il principale fattore che spingeva i pesci a cibarsi nelle zone più profonde della cava, ed essendo ormai iniziato il mese di Giugno la tendenza sarebbe stata assolutamente quella per ancora un bel po'. Fu così che decidemmo entrambi di cambiare totalmente strategia! Solo una canna sottosponda, nelle zone più ombreggiate, e due nel fondone di fronte a noi con una pasturazione il più possibile vicina all'innesco. 
Le nostre deduzioni si rivelarono corrette.  In ogni sessione seguente, le partenze furono sempre più numerose ed in pratica quel primo pesce catturato da Matteo durante prima sessione fu anche l'unico preso a basse profondità.

specchi combattiva a guadino per Raffaele

Per questo a posteriori reputo sia stata una grande fortuna quella di aver affrontato la prima volta quelle sponde senza la barca.
Sono convinto che avendola utilizzata fin dal principio, mai avrei sognato di calare una canna in un punto così imprecisato e anonimo della cava, quando avrei potuto facilmente raggiungere sponde selvagge e impervie dove le carpe si sentono più protette e quindi sono meno sospettose. 
Credo però che così come la calura estiva induca a questo tipo di comportamento le carpe di quella cava, i freddi autunnali incidano inversamente! 
Come dicevo inizialmente, ogni spot ha storia a sé! Quanto detto per questo per questa cava può non valere per altre, ed è il caso dello Spot 2, di cui parlerò nel mio prossimo post! 

Una cosa è certa, ogni occasione è buona per aggiungere qualcosa al proprio bagaglio di esperienze e perché no anche per condividerle con chi ha la tua stessa passione! 

martedì 28 luglio 2015

L' importanza dell' ultimo metro



testo e foto di  Gianluca Andreoni


Ormai si è detto tutto del carpfishing. Tutti i segreti sono stati svelati e di novità ce ne sono ben poche. 

Quando mi ha contattato Claudio, chiedendomi di scrivere un articolo per il suo blog, sono rimasto spiazzato e allo stesso tempo lusingato. È passato un pò di tempo dalla mia ultima vera sessione. I motivi sono tanti, ma questo non toglie la mia perenne passione per questa disciplina. Purtroppo è diventato un mondo per farsi vedere, facendo passare in secondo piano i pesci. Perché sono loro i veri protagonisti. È inutile avere l'ultimo modello di rod pod quando non si prende in considerazione quell' ultimo metro dove trovare le nostre "prede". Ho iniziato a fare carpfishing tardi, era il 2008. Prima ero un "garista" di pesca al colpo, ma in realtà pesco da quando ho iniziato a camminare. Ho imparato in questi anni che l'unica cosa che veramente conta è la presentazione dell'esca e dove la si cala. 



Iniziamo dal fondo: i miei terminali si sono ridotti a 3/4 modelli, molto semplici da realizzare. Prediligo prevalentemente inneschi bilanciati e ami al teflon, anche se questi ultimi sono molto delicati perché si spuntato facilmente. Però preferisco cambiarli spesso così da avere sempre il terminale nuovo e performante. La boilles, mais o tiger che sia, la lego all'anello tramite baitflos.



Altro accessorio di fondamentale importanza, di cui non posso più farne a meno, è il vermino. Anche se sempre non è possibile. Adopero termo restringente quando gli ami hanno una misura maggiore di 2, che solitamente uso per pescare in fiume, date le grandi bocche.



Il terminale che uso per fare i miei rig è un inguainato oppure fluorocarbon legato a treccia (combi rig). Quest'ultimo lo uso particolarmente quando pesco a lancio e devo frustare molto fuori. Mi consente, grazie alla rigidità del fluorocarbon, di mantenere la lenza stesa e la totale assenza di ingarbugli. 
Risalendo lungo il terminale, prima del piombo che è rigorosamente a perdere, altro accessorio fondamentale è l'antitagle. 



Ledcore piombato come ultimo, che mi sdraia totalmente la lenza. La lunghezza varia a seconda della distanza: se pesco "sotto i piedi" uso ledcore lunghi, altrimenti nelle lunghe distanze, a lancio, prediligo ledcore più corti così da facilitare il lancio stesso.
Queste piccole accortezze, che non sono niente di trascendentale, mi hanno portato tante soddisfazioni e allamate sempre perfette. Mi rivolgo sopratutto a chi si fosse affacciato ora in questo mondo:

 non è importante l'ultimo metro, è l'unica cosa che conta!

mercoledì 24 giugno 2015

Una notte da "PAURA"

testo e foto di    Diodati Matteo


Siamo in pieno giugno ed è un periodo molto produttivo per noi del team. Dopo varie sessioni di gruppo con i miei inseparabili compagni, mi trovo da solo a partire per una notte “lampo“ infrasettimanale. Si tratta di un mercoledì caldo ma umido e piovoso, infatti le previsioni annunciano forti temporali già dalle prime ore della notte. Non che il meteo invogli a partire per una sessione lampo in solitaria, ma so che ho di fronte una notte super produttiva.
Raggiungo la cava prima di sera e mi metto in pesca rapidamente dato che ho già minuziosamente preparato tutto; i miei inneschi forniti di presentazione ad "omino di neve" sono già in ammollo da alcune ore, e gli "stick" ripieni di una mia personale miscela attrattiva, riempiono un barattolo dove ne ho preparata una bella scorta.
Ormai conosco bene lo spot ed appena armate le canne, lancio e pasturo senza indugi ripetendo fasi identiche alle sessioni precedenti nelle quali ho sempre avuto successo.
Preparo una buona ma leggera cena e dopo una breve lettura e qualche messaggio inviato agli amici, i quali mi danno un "in bocca alla big", a cui rispondo con un "abbocchi", mi corico nel sacco a pelo e cado rapidamente nel mondo dei sogni.

Una bella e memorabile doppietta, ma che fatica in solitaria!

Mi svegliano tuoni e lampi che rapidamente si avvicinano a me sempre di più. Eccoci, questo è il momento in cui, noi tutti, iniziamo a domandarci: ma come ci è venuto in mente di venire a pescare?
Nel giro di pochi minuti, sopra di me si abbatte una tempesta d' acqua spaventosa, tanto da mettere a dura prova la tenuta della mia tenda, la quale si impregna talmente tanto da fare acqua da tutte le parti.
Mi faccio coraggio, non è la prima volta, anzi ormai mi ritengo un veterano degli acquazzoni da quanti ne ho presi. Guardo l' orologio il quale segna appena le 23,30.
Per fortuna la bufera lentamente si allontana e rimane una fitta pioggerella che fa scaturire in me uno stato di attesa, forse guidato da quel senso in più che noi carpisti abbiamo, quello dell' "acqua".

La prima e più bella cattura della sessione...che lotta!

Non passa molto infatti, la sensazione è giusta e me ne accorgo immediatamente;
uno dei segnalatori esplode come impazzito con il suo suono magico; io mi catapulto fuori sotto la pioggia, ferro ed inizio la lotta contro un pesce sicuramente di buona taglia, il quale non vuole saperne assolutamente di farmi avvolgere filo sulla bobina del mulinello. Dalla mia destra si sposta completamente dal lato opposto andando a cercare rifugio dietro ad un grosso tronco; ci riesce dato che anche forzando al massimo le mie 3,5 lb non riesco ad avvicinarlo di un metro a me. Fortunatamente mi sono premunito con uno shock leader dello 0,70 mm il quale sfrega costantemente contro gli ostacoli, catapultandomi profondamente in quello stato di ansia che raggiungiamo quando siamo consapevoli di poter perdere il pesce e ad ogni minimo strattone mi aspetto che la lenza ceda o il pesce si slami.


Mela, una famigerata specchi della cava dalla livrea magnifica; anche lei ha voluto rendere la notte indimenticabile!

La fortuna mi assiste, infatti dopo secondi che sembrano interminabili, la carpa si stacca dagli ostacoli e finalmente la sento cedere, ne approfitto quindi per avvicinarla a me il più possibile e dopo diverse fughe sotto riva riesco a portarla in superficie e ad accendere la mia luce da testa.
Sono attimi di stupore, mi accorgo subito di avere in canna uno dei più grossi esemplari che abitano la cava e mi appresto così a mettere il pesce in sicurezza all' interno del guadino.


Con delle livree così si resta sempre tra sogno e realtà!

Non riesco a fare in tempo dato che un altro segnalatore inizia a suonare all' impazzata e mi ritrovo di botto con un pesce nel guadino e un altro in canna. Sono attimi concitati di duro sforzo ma alla fine porto a guadino anche la seconda carpa che adesso fa compagnia a l' altra.
Fantastico, che bella doppietta!!!


La piccola della coppiola


Appena il tempo della foto di rito e il rilascio, quando l' unica canna rimasta in pesca parte a tutta forza sotto la pioggia incessante; nel giro di 15 minuti mi sono ritrovato con 3 pesci a guadino e le canne che devono essere adesso rilanciate. Incredibile penso, ho beccato la notte perfetta.
Il tempo di rilanciare le canne e la sequenza si ripete, per tutta la notte.




Porto a guadino l' ultimo pesce quando ormai sta facendo giorno. Una notte bagnata e praticamente insonne...ma quante soddisfazioni!!! Una notte così non capita spesso, per lo meno nelle nostre acque...se sappiamo però leggere il meteo tutto è possibile.


Matteo Diodati

lunedì 1 dicembre 2014

Processo di domesticazione della carpa

Testo e foto di    Matteo Diodati


Nelle ultime sessioni di pesca ho vissuto esperienze importanti che mi hanno portato ad profonde riflessioni sul comportamento della carpa...sono arrivato alla conclusione che questo pesce, come molti altri animali, ha subito nel corso di secoli un lento processo di domesticazione, differenziando i propri comportamenti e in particolare modo quelli alimentari...vi siete mai chiesti perchè ci sono carpe che vengono catturate spesso anche nell' arco di un anno e altre che invece si intravvedono nelle acque chiare degli specchi d' acqua ma non sono mai arrivate a guadino?
Cerchiamo di studiare la situazione...

Di cosa si tratta?

Da Wikipedia: [...per domesticazione si intende in genere il processo attraverso cui una specie animale o vegetale viene resa domestica, ovvero abituata alla convivenza con l'uomo e al controllo da parte di quest'ultimo. Per molte specie, la domesticazione ha comportato notevoli mutamenti nel comportamento, nel ciclo di vita e addirittura nella fisiologia...]

differenze tra domestico e selvatico

La domesticazione della carpa risale all' epoca romana, quando per necessità alimentari questo pesce venne importato dai paesi dell' est fino all' europa occidentale. In epoca recente invece tale animale viene allevato, nel nostri e nei paesi vicini, per scopo sportivo cioè per il ripopolamento di laghi per la pesca sportiva. Cerchiamo di capire quali sono le caratteristiche fondamentali di una carpa che nasce e cresce in un allevamento: prima di tutto il grande bagaglio genetico già la differenzia da tutte le altre carpe selvatiche ed ora entriamo nello specifico; quali qualità deve avere un pesce di allevamento?
- essere forte e resistente;
- crescere rapidamente;
- rendere minimi i costi di allevamento.

 Quì già vi ho detto tanto; esaminiamo ora le caratteristiche di una "Wild carp" magari di fiume o di un lago naturale:


- non necessariamente nascono tutte forti e resistenti e quì entra in gioco la selezione naturale;

- cresce in base all' ambiente in cui vive, inteso come fonte di cibo ma non solo, ossigenazione, temperatura dell' acqua media, presenza di agenti patogeni ecc. ;
- è costretta ad adattarsi a ciò che la natura le mette a disposizione.


Lunga e possente lottatrice, catturata sotto un acquazzone estivo


..quindi ?

Con queste poche considerazioni è chiaro come un pesce selvatico sia sottoposto ad un maggiore stress e quindi selezione, mentre in un allevamento ogni esemplare nasce e cresce sotto il continuo controllo dell' uomo il quale si occupa accuratamente della loro alimentazione dei vaccini ecc.

Tutta questa analisi ci porta a capire perchè ci siano carpe che si fanno "bucare" più spesso di altre e carpe che addirittura non sono mai state bucate. Ricordo quando molti anni fa ho avuto l' onore di leggere uno dei primi libri di Leon hoogendijk, dove raccontava di una piccola cava dove aveva pescato per anni e dove credeva di aver catturato tutti i pesci del posto. In un inverno molto rigido il lago gelò completamente provocando la morte di tutti gli esemplari; tra di essi Leon riscontrò la presenza di carpe mai catturare e, benché rappresentassero una piccola percentuale della popolazione di quel lago, era chiaro che ogni ambiente acqautico contenesse una quantità di esemplari molto difficili da catturare per molteplici motivi.



Una wild si gode i pochi raggi si sole di questa estate catastrofica

Tutt' oggi mi trovo personalmente alle prese con situazioni di questo genere in una cava privata di piccole dimensioni, dove in passato la pressione di pesca era stata elevatissima. I pesci catturati sono ciclicamente sempre i soliti nonostante abbia notato la presenza di numerosi esemplari, anche di grandi dimensioni, mai "salpati"; si tratta di longilinee e possenti carpe regine ma possiamo chiamarle "wild", le quali rifiutano drasticamente il cibo artificiale gettato in acqua, per sospettosità e differente abitudine alimentare.

la mossa vincente

Vi assicuro però che la cattura di questi esemplari è possibile. Armatevi di grande pazienza e costanza ed iniziate una pasturazione molto cadenzata, se possibile addirittura giornaliera come ho fatto io. Grazie ad un amico, Claudio, il quale vive a ridosso dello specchio d' acqua da me preso in oggetto, è stato possibile questo genere di pasturazione. Claudio ogni giorno per circa un mese, ha preso la buona abitudine, dopo il consueto pranzo, di fare un giro sulle sponde del lago a gettare le "palline" di ottima qualità da me fornitegli; la quantità, data la frequenza della pasturazione è stata minima e data la taglia delle carpe viste in superficie abbiamo abbondato con i diametri lanciando sia 24 
che 30mm.



Estratta da una legnaia grazie ed uno shock leader da 0,70mm


Dopo circa un mese di pasturazione abbiamo raccolto i frutti anche se i problemi sono stati altri a causa dell' impeto dei pesci e del fondale tappezzato di ostacoli...
Spero di aver dato a tutti un buono spunto per insidiare quei pesci difficili la cui cattura vi renderà angler fuori dal comune...

In bocca alla big!!!







martedì 29 aprile 2014

Il Rig "Regolabile"

testo e foto di   Matteo Diodati 


Nuovi tipi di terminali abbondano nelle pagine delle riviste. 

Si parla di terminali del futuro in grado di catturare pesci in ogni caso e situazione; sempre più complicati e laboriosi nella loro costruzione tanto da doversi munire di morsetti, colle, rullini da filo per la costruzione delle mosche, guaine, trecce, fluorocarbon e chi più ne ha più ne metta.
Mi sembra di capire che la vera necessità sia quella di trovare nuovi prodotti da vendere, su cui scrivere articoli che non fanno altro che confondere le idee a tutti noi.

Quando preparo terminali faccio in modo che siano identici



Diciamo la verità, non sono necessarie scatole strapiene di molteplici tipi di ami, trecce, guaine ecc. Per quanto riguarda le mie situazioni di pesca mi affido sempre a 3 massimo 4 tipi di ami e due, tre tipi di trecce.
Per le costruzioni dei terminali mi affido sempre ai più classici e semplici anche perché, diciamolo chiaro, la semplicità paga sempre.


Il terminale "regolabile"

Un terminale da sempre efficace ed adattabile a molteplici esche e boilies di diversa misura è quello che io chiamo terminale regolabile.
Quante volte ci siamo trovati a dover costruire un terminale all'ultimo momento e di fretta perché nella nostra cassetta, nonostante la miriade di terminali pronti, non avevamo quello adatto per la boilie di quel determinato diametro?


Materiale che occorre per costruire il Regolabile


Il Regolabile viene incontro a questa esigenza e ci permette di cambiare rapidamente il diametro delle boilies o addirittura il tipo di presentazione, passando per esempio da un innesco singolo ad un doppio innesco o addirittura ad un omino di neve, il tutto grazie al suo hair rig che risulta appunto regolabile semplicemente avvolgendolo al gambo dell'amo.

Costruzione

La costruzione è molto elementare: il tutto consiste nel realizzare un tradizionale nodo senza nodo con un hair righ molto lungo (io lo lascio di 4 cm); dopodiché dobbiamo inserire nel gambo dell' amo un tubetto in silicone o una perlina dietro la quale arrotoleremo l'hair righ finché non rispecchierà le nostre necessità. Sarà ovvio che abbiamo un certo margine di misure da utilizzare per quanto riguarda la boilie, dato che sarà assurdo per esempio innescare una boilie da 30 mm su un regolabile il cui amo è molto piccolo o viceversa, ma ciò ci permetterà ad esempio di svariare tra una pallina da 18mm e una da 24mm senza necessariamente dover preparare un nuovo terminale.


Il Regolabile pronto all'uso


Questo è il terminale che mi ha permesso di catturare con semplicità ed efficacia in molteplici situazioni di pesca; spero che possa esservi utile.

Matteo Diodati