martedì 21 maggio 2013

Micro Session

testo di Matteo Diodati
foto di Matteo Diodati e Claudio Baroni

Chi di voi pratica solo lunghe sessioni? voglio consigliarvi altro...

...riflessioni...

Oggigiorno il carpfishing ha assunto le sembianze di una moda in cui sembra logico e scontato dover partire solo per lunghe sessioni con l' auto stracarica di attrezzature di ogni genere. Ho visto in giro molta gente piombare sulle rive di fiumi e laghi come uscita da un negozio dopo una spesa milionaria in attrezzatura, eppure di tutta quella roba ho visto usare un 10% appena.
Tende enormi per una singola notte, barche laddove si pesca bene a lancio e non serve l' ecoscandaglio, rod pod ritti al cielo in cave lunghe appena 100 metri, chilometri di treccia in bobina per pescare in una vasca da bagno, tanti secchi e pacchi di esche di dubbia qualità ecc. ecc.
Ma cosa succede?
In che direzione stiamo andando?

alcune carezze prima di un rilascio

Volgiamo lo sguardo al passato quando la pesca si concentrava in poche ma produttive ore di pesca in cui lo studio del settore era tutto e in 3 ore si era capaci di effettuare belle catture.
Parlo al passato ma tutto ciò è ancora possibile soltanto che siamo annebbiati da tutto il complesso sistema strutturato da video e riviste per la quale lavorano persone che possono dedicare a pieno il loro tempo a questa bellissima disciplina...BON PER LORO!!!
Molti di noi, persone normali che lavorano ed arrivano al sabato stanchi e vogliosi di relax e catture, hanno ceduto da tempo oramai alle tentazioni di molti laghi "a pago" divenuti famosi per le grosse catture e con la facilità con cui vengono effettuate...non voglio criticare...ASSOLUTAMENTE!!!
Si innesca però un sistema complesso che cade nell' illegalità (non voglio fare di tutta l' erba un fascio), e qui mi ricollego al commercio illegale che affligge oramai il nostro paese per quanto riguarda il "volo" di molti pesci da grandi acque libere a piccoli o grandi che siano, laghi gestiti.
Qui mi fermo, credo di aver detto già anche troppo ma con tranquillità e trasparenza anche perché se riflettete è la realtà del panorama italiano, purtroppo.


Tre ore di pesca

Arriva finalmente il caldo e le giornate sono decisamente più lunghe; ciò ci permette di sfruttare con più voglia le ore finali della giornata e/o anche le primissime ore notturne. 
Dopo aver preparato un panino o aver cenato un po' prima del solito è decisamente interessante partire per una "micro" sessione, non la chiamo "short" perché parlo veramente di 2/3 ore di pesca; ovviamente ci dirigeremo verso spot non lontani da casa tenuti costantemente pasturati da un po' di giorni.


pesci in grado di togliere la canna di mano


Lo stretto necessario si limiterà a pochissima attrezzatura:

  • canna;
  • guadino;
  •  un picchetto con segnalatori acustico e visivo;
  • un secchio contenente poche esche, bilancia ed una fotocamera compatta;
  • materassino.

Davvero pochissime cose che porteremo in un solo viaggio e che ci permetteranno di essere in pesca in pochissimi istanti. Lo spot in cui ci situeremo dovrà ovviamente essere ben conosciuto da parte nostra e dovrà trattarsi della zona più frequentata dai pesci di tale acqua.


 potentissima Wild catturata in una sessione di appena tre ore


Volgendo particolare attenzione a non provocare rumori lanceremo le nostre trappole pasturando con un saccheto in pva e con una manciata di boilies sbriciolate e pellet. L' esca dovrà essere performante e rendersi adescante da subito in acqua, perciò sarà fondamentale lasciare l' innesco ad ammollare in un dip a base alcolica per alcune ore prima dell' utilizzo in pesca.
In questi casi sopra altri ci daranno una marcia in più gli inneschi pop-up o ad "omino di neve" i quali si presenteranno con più risalto rispetto alla pastura adiacente ad essi.




Effettuando tre o quattro "mini" sessioni a settimana avremo la somma di ben 9/12 ore di pesca all' attivo senza dover fare nottate piene; la nostra azione di pesca si concentrerà così su diversi giorni e sarà più facile trovare il pesce attivo in almeno una delle 4 occasioni.
Pasturando con costanza nei soliti orari renderemo più abitudinaria  l' alimentazione delle carpe le quali ci attenderanno con impazienza nel dopolavoro.

Chi ha detto che occorrono lunghe sessioni per catturare?

In bocca alla big!!!












mercoledì 24 aprile 2013

Tra le Alghe

testo e foto di    Claudio Baroni

Salve a tutti amici lettori, chi di voi passando a fianco a dei banchi di alghe non ha mai ceduto alla tentazione di calarci una lenza vicino o, perché no, al suo interno?



Ovviamente la scelta di pescare vicino a questo tipo di ambienti risulta spesso fruttuosa, ma andiamo ad analizzarla nel dettaglio: capiremo così quali sono i pregi e i difetti della ricerca di ciprinidi nella vegetazione acquatica.
Dato per scontato che disporremo della barca per calare le nostre lenze (sconsiglio vivamente la pesca tra le alghe a lancio) come buona regola andremo ad osservare quale è lo stato effettivo della vegetazione ovvero, anche toccando con mano, testeremo la conservazione di esse.
In presenza di alghe in stato vegetativo e sane potremo considerare buona la zona di pesca, sempre valutando il fatto che esse rilasceranno buone quantità di ossigeno nel periodo diurno, per andare a rilasciare poi anidride carbonica nel periodo notturno. Da considerarsi quindi ottimi spot durante il giorno e poco produttivi o del tutto negativi durante la notte. Il buon stato di conservazione è indice anche di forte resistenza all’abrasione, cosa che ci obbliga nell’uso di treccia e un metodo di pesca a volte bizzarro.
Potremo trovarci anche di fronte a banchi di alghe in putrefazione, già staccate dal fondo, che ci permetterebbero una buona azione di pesca, ma che allontanano completamente i pesci e porteranno sicuramente a zero le nostre possibilità di successo.
La nostre amate carpe adorano girare tra le alghe alla ricerca di tutti quei microorganismi che le popolano, sicura e consistente fonte di cibo. Osservando con attenzione potremo vedere i banchi di alghe che si spostano al loro passaggio, per non parlare poi delle autentiche “stradine” che creano al loro transito. Tutto questo ci permetterà di intercettare i loro movimenti andando a calare anche all’interno della fitta vegetazione, usando però vari accorgimenti affinché la nostra azione di pesca non venga intralciata dalle verdi piante. 


Vendiamo al sodo; prepariamo il nostro inganno utilizzando, nel caso in cui opteremo per la pesca dentro le alghe, esche prevalentemente galleggianti applicando del foam sull’amo e, come ulteriore sicurezza, inseriamo tutto il terminale all’interno di un capace sacchetto in PVA, contornato da una manciata di palline o granaglie asciutte dall’acqua e andiamo a calare dove più ci aggrada considerando quanto detto prima.
Nel maggiore dei casi la partenza sarà di pochi bip, pronti a saltare in barca non dovremmo nemmeno ferrare ma andremo direttamente sopra il pesce. Seguite la treccia anche con le mani e liberatela dal groviglio di alghe che vi si è formato, questo vi permetterà di ristabilire il contatto con la carpa e portarla poi a guadino.
Tutto questo ritorna a sottolineare quanto importante sia l’osservazione per un carpista. Spendere anche qualche ora girando in lungo e in largo per i laghi darà i suoi frutti, analizzare lo spot toccando anche con mano quello che lo caratterizza, cercare punti sopraelevati e, con l’aiuto del nostro fido binocolo, individuare i movimenti e tutto ciò che tradisce la presenza dei branchi di carpe.


Il periodo dell’anno che stiamo attraversando, ovvero la primavera, favorisce nettamente lo sviluppo della flora in ogni specchio d’acqua dove esse è presente. Spero di esservi stato di aiuto nell’affrontare questo tipo di ambiente, può regalarvi grandi emozioni, non sottovalutatelo e non fatevi mai scoraggiare dalle azioni di pesca complicate, spesso sono la via del successo!

mercoledì 17 aprile 2013

Grossa Minutaglia


testo e foto di   Matteo Diodati


Arriva la primavera e purtroppo non sono solamente le carpe a risvegliarsi dal lungo letargo di questo inverno; branchi di carassi, scardole, tinche, breme e cavedani iniziano la ricerca di cibo spinti dalla temperatura in grande rialzo dell' acqua e senza troppi scrupoli si lanciano sulle nostre pasturazioni rendendoci la vita impossibile mentre siamo in pesca.

carassi e scardole divengono frenetici sopra i letti di pastura 

Ho voluto intraprendere questo argomento per parlare delle strategie di pesca che ci permettono di fare realmente la selezione dei pesci di grossa taglia quando banchi di pesce bianco, anche di buone dimensioni (da qui nasce il titolo dell' articolo), ci costringe a notti insonni a causa dei continui "bip" degli avvisatori.

un "big" cavedano catturato con boilie da 24mm


L' innesco

Sfatiamo immediatamente il concetto esca grossa = pesce grosso.
Molti praticanti della nostra tecnica restano ancora convinti che sia davvero un' esca voluminosa a portare la big a guadino e in pochi casi posso essere anche d' accordo; molto spesso però l' arma vincente è la pasturazione che tratteremmo fra poco.
Personalmente non amo pescare con boilies di dimensioni superiori ai 20 millimetri di diametro, considerando anche il fatto che un esca di grandi dimensioni è più difficile da aspirare perfino da un pesce di taglia. Rischiamo quindi di ridurre di molto il nostro numero di catture dato che è provato il fatto che un esca più piccola è in grado di allamare meglio la bocca del pesce oltre a rappresentare un inganno migliore.
Solitamente tendo ad innescare esche di grandi dimensioni nella pesca a lunga e lunghissima distanza, in cui è fondamentale evitare che un pesce di disturbo si vada ad allamare senza farci avvertire il minimo "Bip", distogliendo così la nostra lenza dall' azione di pesca. Altra soluzione interessante è lanciare il nostro innesco alcuni metri fuori pastura evitando la calca dei branchi di piccoli pesci e magari stuzzicando la voglia di qualche bella baffuta che attende il suo turno nei paraggi.


carpa di pochi etti caduta su di una 32mm


La pasturazione

Da evitare assolutamente pasturazioni a base di particles o pellet eccetto per gli spot vergini o per richiami periodici dopo fasi iniziali di approccio. La boilie deve rapidamente prendere il sopravvento in modo da permetterci la ricercata selezione che arriverà in posti più rapidamente, in altri più lentamente.
Ovvio che ogni ambiente ha i suoi tempi e dobbiamo comunque sia fare molteplici tentativi prima di capire quale strategia sia più conveniente, specialmente nei fiumi dove le regole cambiano di anno in anno anche in zone relativamente vicine.
Possiamo spesso optare per esche alternative quali ad esempio le tigernuts che non interessano minimamente al pesce di disturbo nonostante il piccolo calibro.
In molti casi saranno poche le alternative e dovremo abituarci a convivere con il continuo assedio di grossi pesci di disturbo che non esiteranno ad ingurgitare anche grosse boilies; diminuiremo a questo punto la sensibilità dei segnalatori ed attenderemo la partenza più decisa classica della carpa, anche se spesso pure i grossi e famelici cavedani non esitano a prendere filo dalla bobina del mulinello.


una forte regina caduta tra un "bip" e l' altro della minutaglia 


Come sempre i miei sono consigli dettati dalla mia esperienza personale e ribadisco le poche regole fondamentali:

  • pasturazione iniziale con particles e a proseguire con solo boilies;
  • boilies secche e dure come sassi;
  • lanciare spesso fuori pastura;
  • usare anche esche alternative;
  • dotarsi di grande pazienza.

 ciao a tutti e alla prossima...

mercoledì 10 aprile 2013

Ambienti Rocciosi


a cura di  Emanuele Petri


Premetto che questo articolo vuol essere solo una semplice descrizione del modo in cui affronto determinate situazioni, in questo caso quelle in fondali rocciosi, che può essere condivisa o meno, in base anche al proprio modo di pescare.

FILO o TRECCIA!?
Parto dall' elemento che insieme al terminale è uno dei più importanti, e anche quello che ricoprirà lo spazio maggiore in acqua. In questo genere di fondali personalmente evito l' utilizzo del trecciato in bobina, che si indubbiamente offre maggior sensibilità se peschiamo a lunghe distanze, ma che in presenza di grosse e taglienti rocce sul fondale non mi offre quella resistenza all' abrasione di cui ho bisogno, quindi la scelta per quanto mi riguarda ricadrà nell'utilizzo del monofilo, che sia ovviamente di ottima qualità, che mi garantisca poca elasticità e un ottima resistenza all' abrasione, per i diametri per quanto riguarda il monofilo personalmente non scendo mai sotto lo 0.40 preferisco anzi abbondare con diametri del 0.45-0.50 che andrò poi ad abbinare ad uno snag leader in fluorocarbon dello (0.60-0.70) della lunghezza di circa 15 metri.



LEADCORE
Anche in questo caso evitarò, come stato fatto per il trecciato, i classici leadcore con anima in piombo, la mia scelta invece ricadrà sull 'utilizzo di un "leadcore ibrido" in materiale fluorocarbon, dal diametro generoso (120Lb), crimpato con gli appositi conetti alle estremità, creando cosi l' asola di collegamento allo snagleader, ovviamente verranno montante solo clip per piombo a perdere. La peculiarità di questo tipo di leadcore, oltre a quella della resistenza all' abrasione, è quella di non rovinare la superfice della carpa, in caso di contatto prolungato con essa.

Leadcore "ibrido" pronto al suo utilizzo



TERMINALE
Arriviamo alla parte finale della nostra montatura, il terminale. Utilizzo del montature CombiRig caratterizzate da una prima parte in trecciato morbido (35-45lb) della lunghezza di 5-6cm per dare mobilità all' amo, collegata poi tramite nodo allbright un ultima parte in fluorocarbon dello (0,50), in questo caso mi aiuterà in caso di sfregamento con gli ostacoli ma anche come antigroviglio in fase di lancio, la lunghezza del terminale andrà dai 25-30cm.
Una delle montature che preferisco in questo genere di ambienti

In definitiva questi sono gli accorgimenti che io adotto in questo genere di ambienti e che a parer mio riducono al minimo le possibili rotture dovute allo sfregamento con ostacoli. Ciao e alla prossima.

Abituate a grufolare su fondali duri e sassosi


Emanuele Petri






mercoledì 3 aprile 2013

Amore granaglie


Oramai tendiamo tutti ad associare la boiles all’inganno per eccellenza nella moderna pesca alla carpa, ma voglio sottolineare quanto le granaglie in generale siano per me importanti.
 Ogni cattura viene accompagnata dalla solita domanda su quale tipo di boiles abbia portato ad essa, decretando in molti casi addirittura il successo commerciale di una linea di prodotti, che siano essi esche già pronte o tutto quello che serve per realizzarle. A mio avviso tra la varietà di particles reperibili sul mercato, troviamo la giusta alternativa all’ esca "rotonda", valida in ogni situazione che ci troviamo ad affrontare!


La carpa riceve importantissimi segnali olfattivi dalle granaglie tanto che, alcune di esse, vengono riconosciute immediatamente come fonte naturale di cibo, questo mi porta ad includerle quasi di prassi in ogni mia strategia di pasturazione. È sbalorditivo osservare la bramosia e l’ingordigia dei nostri amici ciprinidi al cospetto di un’abbondante letto di granaglie, al punto di far perdere ogni freno inibitore inducendole così a cadere sui nostri inneschi.
Le caratteristiche organolettiche e nutrizionali delle granaglie presentano differenze essenziali tra loro, potendo dire che alcune siano molto digeribili ed altre totalmente il contrario. Inoltriamoci quindi nel dettaglio andando ad analizzare quelle che sono le particles più utilizzate per le nostre battute di pesca.

le varie alternative possibili

IL MAIS

Sicuramente l’esca principe tra tutte le granaglie è da sempre il prodotto naturale più utilizzato. Riconosciuto fin da subito come ottima fonte nutrizionale può essere utilizzato in ogni stagione e tipo di acqua da affrontare. Può essere preparato principalmente in due maniere;
·         Tenuto in ammollo a macerare per 36/48 ore, fatto poi bollire per circa 30 minuti.
·         Tenuto semplicemente in ammollo, questa volta per un periodo più prolungato di 48/72 ore, preparazione tipica dei carpisti francesi che mantiene il chicco più solido e trattiene di più le qualità del prodotto
Questi procedimenti non vanno sottovalutati in quanto il mais deve aver effettuato la fase di fermentazione, processo che sarebbe del tutto nocivo nel caso in cui avvenisse durante la digestione del pesce.
il test di un innesco bilanciato

LE TIGER NUT

L’esca alternativa per eccellenza, molto gradita anche ai pesci più sospettosi ed alle grandi erbivore, è bensì poco digeribile. Questa nocciolina spagnola ha una consistenza molto dura, adatta a resistere all’attacco di gamberi e pesce di disturbo ed è facilmente preparabile con procedimento identico al mais; previa ammollo di 36/48 andremo a bollire leggermente di più rispetto al giallo chicco, all’incirca 45 minuti.


LEGUMI


Ottimi da inserire, nel rapporto non maggiore del 20/25% del nostro volume di pastura, presentano elevati valori proteici, andando ad arricchirne il risvolto nutrizionale. Tra questi vado a menzionare fave, fagioli ceci e perché no le lenticchie. Sono particolarmente adatti alla pesca autunnale, quando il pesce è attivo e ben propenso ad assimilare più energie possibili. I metodi di preparazione sono associabili alle particles già nominate, in quanto andremo a bollirle assieme.

LA CANAPA


Ultima e non per importanza vado a nominare questo piccola ma inimitabile seme.
Vanta un potere attrattivo nei confronti dei grandi ciprinidi direi imparagonabile, oltre ad essere completa a livello nutrizionale. Come nel caso dei legumi, anche per le sue ridotte dimensioni, è consigliato affiancarla al solito mais, diventando così un’eccellente integrazione alla nostra pastura.
La preparazione è altrettanto semplice, messa a macerare per  12/24 ore facciamo bollire per circa 20 minuti, facendo attenzione a terminare la cottura alla comparsa dei germogli. Come piccolo trucco possiamo inserire un cucchiaio da cucina di bicarbonato di sodio ogni 5 litri d’acqua, favorendone così cottura e digeribilità.

il mix di particles pronto

Penso a questo punto di aver nominato il necessario per farsi un’idea di quello che è il mondo delle granaglie. Possiamo aggiungere alla lista anche altre esche altrettanto interessanti tra cui le bacche d’acero e le noci brasiliane di cui le carpe vanno veramente ghiotte.
Concludo nominando quelli che non possono essere riconosciuti come inneschi ma solo come ottimi alleati per le brevi e veloci paturazioni, ossia i fioccati. Facilmente reperibili e dalla preparzione pressochè nulla sono dei veri e propri richiami per le carpe in cerca di cibo, ma questo è un’argomento che andremo ad affrontare nello specifico in uno dei prossimi articoli.

una cattura di rilievo ottenuta con mais aromatizzato
A presto,
Claudio Baroni

mercoledì 27 marzo 2013

Scatti sempre al TOP


...bastano pochi ma efficaci espedienti e le vostre foto avranno quel tocco in più...

La fotografia è una bellissima passione che come il Carpfishing si forgia su doti innate: riflessività, pazienza e studio.
Mi sono avvicinato fin da piccolo allo "scatto" come succede spesso, attratto dalla passione di mio padre, datato fotografo dilettante.
Ho iniziato con le oramai storiche "usa e getta", le simpatiche "Polaroid" ed altre, fino a cimentarmi nell' uso delle reflex digitali dopo un attenta consultazione di manuali professionali. 



molti dettagli abbelliscono la foto



La fine del rullino

Le sempre affascinanti foto scattate su carta impressionabile rispecchiano oramai solo una voglia di "retrò".
La tecnologia infatti avanza ed è sempre maggiore la necessità di condividere in modo multimediale i nostri scatti; non c' è poi paragone in quanto a prezzi di stampa ed attese e la comodità di vedere immediatamente il nostro scatto su di uno schermo ci permette di ripeterlo modificandolo a nostro piacimento.

con un pò di fantasia ogni foto è unica

Voglio ora parlare delle tipologie di foto che caratterizzano le nostre sessioni di pesca per darvi alcuni consigli e migliorare la vostra tecnica di scatto.


Foto paesaggi

Per cogliere belle foto paesaggistiche occorre prima di tutto trovarsi nel posto giusto al momento giusto perché spesso la bravura passa in secondo piano e basta cogliere la bellezza della natura attorno a noi; se poi aggiungiamo un tocco di stile la foto diventa unica.

fase di lancio al tramonto in una grossa cava

Le poche regole fondamentali che voglio darvi, ad esempio quando fotografiamo un tramonto, riguardano la simmetria della foto: inquadriamo nel mirino 1/3 di cielo e 2/3 di terra interponendo magari in basso il rod pod, sfruttiamo i riflessi e cogliamo più particolari possibili nella foto. 
Il soggetto non deve essere sempre centrato ma anche decentrato, in più provate sempre a scattare con diverse esposizioni e perché no con il flash il quale darà una magnifica lucentezza agli oggetti in primo piano.


Foto catture

Occorre un minimo di esperienza anche per fotografare una cattura. Consiglio sempre di fare uno scatto di prova specialmente di notte con il flash, successivamente è necessario inginocchiarsi e porre la fotocamera ad una distanza variabile compresa tra i 2/3 metri dal pesce per evitare di bruciare la foto con la potente luminosità del flash. 

 una buona inquadratura da parte del fotografo

Inoltre sarà fondamentale la simmetria, cioè porre pescatore e preda bene al centro del mirno, cercando di occupare tutta la foto ma senza tagliare nessuno dei due soggetti.
 Consiglio sempre vivamente di rivolgersi al sole e, nel caso di scatti contro luce, utilizzate sempre il flash per non perdere i dettagli della livrea del pesce.


Lunghe esposizioni

Quante volte avrete visto, su riviste e siti internet, scatti con lunga esposizione di tramonti o scenari notturni?
Vi spiego ora le poche regole fondamentali...
...selezionate un alto tempo di scatto, anche 30'' se scattate con veramente poca luce; è necessaria una reflex posta su di un cavalletto, ovviamente dotata di esposimetro, il quale calcolerà il tempo necessario per impressionare il sensore.

da inesperto mi chiedevo come fosse possibile

Dopodichè basterà attendere tutta l' esposizione, durante la quale potremo dare un tocco di "magia", come nella foto che precedente nella quale è stato mosso il segnalatore a simulare l' abboccata di un pesce.


Accessori fondamentali

Nelle sessioni in solitaria vengono a divenire fondamentali alcuni strumenti che con un po' di pratica ci renderanno grande aiuto.
Il cavalletto, ad esempio, con le sue molteplici regolazioni ci permetterà la massima adattabilità a tutti i terreni e sarà indispensabile nelle sessioni in solitaria per gli autoscatti oltre che per le lunghe esposizioni.


Il telecomando a infrarossi invece ci evita di dover prendere in mano i pesci in tutta fretta e semplicemente avremo la possibilità di scattare, in pochissimo tempo, molte foto in posizioni differenti afferrandolo semplicemente tra due dita mente solleviamo le nostre catture. 


Vorrei accennare due righe alla pratica del foto-ritocco, del quale non sono un grande amante ma che ritengo utile nei casi in cui le foto non siano al top a causa di scarsa luce o altri problemi di scatto; tendo quindi a lasciare le foto il più possibile naturali modificando solo i parametri legati all' esposizione come luminosità, contrasto e saturazione.



Credo di avervi sintetizzato in breve tutti i modi per migliorare i vostri scatti e colgo l' occasione per ricordarvi che non è la fotocamera di ultima generazione che fa la foto superba ma il fotografo interessato ed appassionato...
...un saluto a tutti e alla prossima.

Matteo Diodati

mercoledì 13 marzo 2013

PRESENTAZIONE con PIOMBO LIBERO

( prima parte )


di  Simone Bertoni

UTILIZZATA MOLTO PER LA PESCA IN MARE, APPLICATA 
IN DETERMINATE CONDIZIONI, QUESTO TIPO DI PRESENTAZIONE OFFRE RISULTATI ECCEZIONALI...

Il carpfishing, è sicuramente una tipo di pesca molto complesso in tutte le sue fasi di preparazione.
Questa complessità, fa si che vi siano numerose varianti da provare e sperimentare, le quali chi più chi meno, possono darci risultati diversi in determinate situazioni.
La nostra tecnica ha ricevuto molto dalle tecniche di pesca in mare specialmente nei primi periodi di cosiddetta formazione, e ancor oggi alcune situazioni che si vengono a creare possono essere affrontate in modo adeguato, applicando al carpfishing regole tipiche delle tecniche da mare.
Nel nostro caso vorrei parlare di un tipo di montaggio che in questi anni mi ha dato numerose soddisfazioni, ma soprattutto mi ha permesso di pescare anche in luoghi considerati inpescabili dalla maggior parte dei carpisti.





APPLICHIAMO RAGIONANDO

Vorrei iniziare il nostro discorso con questa precisazione credo d’obbligo: la sperimentazione nella pesca è una cosa fondamentale, se no lo stesso carpfishing non esisterebbe; ricordate quei due pescatori “PAZZI” che volevano pescare carpe mettendo l’esca fuori dall’amo! 
Vi sono alcune regole fondamentali da rispettare e la principale è quella di non mettere mai a repentaglio l’incolumità dei pesci e dell’ambiente, credetemi, non avrebbe alcun senso. Per il resto vale tutto purché resti nei canoni del carpfishing.
Quando io ho interpretato alla mia maniera quel tipo di acque difficili, utilizzando il piombo libero, non tutti sono stati cortesi con me e si sono sbizzarriti, inviandomi una serie dei più disparati tipi di insulto, che chiaramente non mi sento di ripetere, il tutto perché non ritenevano opportuno il mio tipo di intervento sul montaggio, dicendo che ne andava a discapito del effetto autoferrata, e che avere vantaggi da una parte per perderne dall’altra non aveva senso. 
Per me non era così e dopo qualche anno di esperienza e di prove, sono certo che questo sistema è una vera e propria garanzia di successo, che ora desidero condividere con Voi, rispedendo gli amichevoli insulti al mittente.





QUANDO E PERCHE’

Le classiche montature del carpfishing sono quelle che adottano un tipo di piombo bloccato, che si chiamino o in-line, bolt rig o elicopter rig ecc..
Questi tipi di montaggio, sono altamente autoferranti e si adattano ad ogni tipo di situazione di pesca, che sia essa a corta, media o lunga distanza. I vantaggi che danno sono molteplici e il fatto che da sempre sono utilizzate, ci invita a proporle in modo continuativo, ma esistono situazioni nelle quali questi montaggi non sono pienamente efficienti, e addirittura possono risultare fortemente penalizzati.
Poniamo l’esempio più classico: ci troviamo a pescare sulla sponda di un fiume con presenza di corrente e un importante scalino ad una quindicina di metri di distanza (comunque sia vicino la sponda) dalla nostra postazione. Come noi tutti sappiamo, la zona di pesca immediatamente sotto lo scalino, sarà altamente pescosa, vuoi per il deposito naturale del cibo portato dalle acque del fiume, vuoi per un tipo di pasturazione incentrato su questa situazione. 




Prima di continuare apro una piccola parentesi relativa ai fiumi.
Sappiamo che in un fiume con presenza di corrente, è assolutamente inutile andare a cercare zone di pesca molto lontane dalla sponda, perché una piccola accelerazione delle acque o la semplice apertura delle dighe a monte, potrebbero rendere inutile tutta la nostra opera di pasturazione preventiva effettuata nei giorni precedenti l’uscita. Questa regola avrà validità ancora maggiore se la nostra uscita di pesca non sarà preceduta da un’ opera di pasturazione preventiva, poiché sarà appunto in questo momento che si potranno sfruttare questi depositi di cibo naturale, e porre sopra di loro i nostri terminali.
Tagliare in due un fiume con il lancio e o con l’utilizzo della barca è assolutamente poco opportuno tranne che in pochissimi casi e condizioni. I terminali verrebbero trascinati altrove rispetto alle zone individuate da noi, e si finirebbe per andare fuori pesca; in più la corrente porta con se piccoli rami ( anche grandi talvolta), alghe o altre cose che possono impigliarsi nelle nostre lenze rendendoci la pesca un’ angoscia più che un piacere. 




Torniamo qualche riga a monte e riprendiamo il nostro discorso da dove l’avevamo lasciato, dicendo appunto che lo scalino ci dà notevoli garanzie. Pescare in uno scalino vicino alla riva però non è cosa così semplice come può apparire, specialmente se lo scalino è molto marcato. 
Vi siete mai chiesti quale sia la posizione della nostra lenza, al momento che si adagia sul fondale in prossimità di uno scalino? Vi è mai capitato personalmente di sentire una partenza, di ferrare e trovare il vostro filo tagliato di netto come fosse stata una forbice? O ancora vi è capitato talvolta di riuscire a ferrare in modo adeguato una carpa, e dopo averla tenuta per qualche momento vederla prendere il largo a causa di una netta rottura del filo? 
A tutte queste situazioni c’è una spiegazione pratica: il nostro filo messo in tensione, e con il peso del piombo, crea un angolo molto marcato rispetto allo scalino sottostante, e su questo influisce in maniera inversamente proporzionale l’altezza della sponda dalla quale si pesca. 
Nella fase statica il nylon non è sollecitato, e non viene assolutamente intaccato, mentre tutto cambia nella fase attiva ossia al momento in cui il pesce abbocca alla nostra esca ed inizia la sua opera di fuga.
La fase dell’abboccata, come tutti sappiamo, avviene prima con l’individuazione del cibo, successivamente il pesce si avvicina aspirando la nostra esca, e qui a questo punto entra in funzione il nostro piombo fisso, che facendo da contrappeso provoca il tanto agognato effetto autoferrata. 
In questo momento la carpa viene perforata profondamente dal nostro amo, ed è questo il punto cruciale da analizzare.




Prendiamo in considerazioni i tempi di reazione nostri e del pesce. Come possiamo ben immaginare, in queste fasi il pescatore è costretto ad inseguire e si trova in una posizione di svantaggio nel combattimento. I primi movimenti appena successivi l’abboccata sono i più frenetici, e nel momento in cui noi interveniamo sul pesce ferrando e prendendo la canna in mano, la nostra carpa avrà già fatto abbastanza movimento per porci in una situazione di pericolo, inteso come possibile rottura. 
Una carpa punta, ( come si dice in gergo) istintivamente cerca come prima cosa il fondo, zona nella quale spesso e volentieri vi sono oggetti o piante che possono essere utilizzate come rifugio. 
Quindi abbiamo compreso che nel 90% dei casi una carpa bucata in modo deciso dalla nostra montatura fissa, avrà una reazione scomposta. 
Successivamente, trovato il fondo, effettuerà fughe repentine mantenendo la solita profondità e a questo punto noi ci troveremo di fronte a due possibili situazioni : la prima è che riusciamo a staccare in modo adeguato il pesce dal fondo, nella speranza che il filo non sia già troppo rovinato, prendendo così in mano le redini del gioco; la seconda è quella che si verifica nella maggior parte dei casi ossia che la carpa abbia rovinato a tal punto il filo da potersi liberare agevolmente. 
Come possiamo riparare a questa situazione che ci vede del tutto sfavoriti? La mia risposta è molto semplice ed ampiamente motivata: si costruirà una montaura a piombo libero, e vediamo perché.



fine prima parte...