martedì 28 luglio 2015

L' importanza dell' ultimo metro



testo e foto di  Gianluca Andreoni


Ormai si è detto tutto del carpfishing. Tutti i segreti sono stati svelati e di novità ce ne sono ben poche. 

Quando mi ha contattato Claudio, chiedendomi di scrivere un articolo per il suo blog, sono rimasto spiazzato e allo stesso tempo lusingato. È passato un pò di tempo dalla mia ultima vera sessione. I motivi sono tanti, ma questo non toglie la mia perenne passione per questa disciplina. Purtroppo è diventato un mondo per farsi vedere, facendo passare in secondo piano i pesci. Perché sono loro i veri protagonisti. È inutile avere l'ultimo modello di rod pod quando non si prende in considerazione quell' ultimo metro dove trovare le nostre "prede". Ho iniziato a fare carpfishing tardi, era il 2008. Prima ero un "garista" di pesca al colpo, ma in realtà pesco da quando ho iniziato a camminare. Ho imparato in questi anni che l'unica cosa che veramente conta è la presentazione dell'esca e dove la si cala. 



Iniziamo dal fondo: i miei terminali si sono ridotti a 3/4 modelli, molto semplici da realizzare. Prediligo prevalentemente inneschi bilanciati e ami al teflon, anche se questi ultimi sono molto delicati perché si spuntato facilmente. Però preferisco cambiarli spesso così da avere sempre il terminale nuovo e performante. La boilles, mais o tiger che sia, la lego all'anello tramite baitflos.



Altro accessorio di fondamentale importanza, di cui non posso più farne a meno, è il vermino. Anche se sempre non è possibile. Adopero termo restringente quando gli ami hanno una misura maggiore di 2, che solitamente uso per pescare in fiume, date le grandi bocche.



Il terminale che uso per fare i miei rig è un inguainato oppure fluorocarbon legato a treccia (combi rig). Quest'ultimo lo uso particolarmente quando pesco a lancio e devo frustare molto fuori. Mi consente, grazie alla rigidità del fluorocarbon, di mantenere la lenza stesa e la totale assenza di ingarbugli. 
Risalendo lungo il terminale, prima del piombo che è rigorosamente a perdere, altro accessorio fondamentale è l'antitagle. 



Ledcore piombato come ultimo, che mi sdraia totalmente la lenza. La lunghezza varia a seconda della distanza: se pesco "sotto i piedi" uso ledcore lunghi, altrimenti nelle lunghe distanze, a lancio, prediligo ledcore più corti così da facilitare il lancio stesso.
Queste piccole accortezze, che non sono niente di trascendentale, mi hanno portato tante soddisfazioni e allamate sempre perfette. Mi rivolgo sopratutto a chi si fosse affacciato ora in questo mondo:

 non è importante l'ultimo metro, è l'unica cosa che conta!

mercoledì 24 giugno 2015

Una notte da "PAURA"

testo e foto di    Diodati Matteo


Siamo in pieno giugno ed è un periodo molto produttivo per noi del team. Dopo varie sessioni di gruppo con i miei inseparabili compagni, mi trovo da solo a partire per una notte “lampo“ infrasettimanale. Si tratta di un mercoledì caldo ma umido e piovoso, infatti le previsioni annunciano forti temporali già dalle prime ore della notte. Non che il meteo invogli a partire per una sessione lampo in solitaria, ma so che ho di fronte una notte super produttiva.
Raggiungo la cava prima di sera e mi metto in pesca rapidamente dato che ho già minuziosamente preparato tutto; i miei inneschi forniti di presentazione ad "omino di neve" sono già in ammollo da alcune ore, e gli "stick" ripieni di una mia personale miscela attrattiva, riempiono un barattolo dove ne ho preparata una bella scorta.
Ormai conosco bene lo spot ed appena armate le canne, lancio e pasturo senza indugi ripetendo fasi identiche alle sessioni precedenti nelle quali ho sempre avuto successo.
Preparo una buona ma leggera cena e dopo una breve lettura e qualche messaggio inviato agli amici, i quali mi danno un "in bocca alla big", a cui rispondo con un "abbocchi", mi corico nel sacco a pelo e cado rapidamente nel mondo dei sogni.

Una bella e memorabile doppietta, ma che fatica in solitaria!

Mi svegliano tuoni e lampi che rapidamente si avvicinano a me sempre di più. Eccoci, questo è il momento in cui, noi tutti, iniziamo a domandarci: ma come ci è venuto in mente di venire a pescare?
Nel giro di pochi minuti, sopra di me si abbatte una tempesta d' acqua spaventosa, tanto da mettere a dura prova la tenuta della mia tenda, la quale si impregna talmente tanto da fare acqua da tutte le parti.
Mi faccio coraggio, non è la prima volta, anzi ormai mi ritengo un veterano degli acquazzoni da quanti ne ho presi. Guardo l' orologio il quale segna appena le 23,30.
Per fortuna la bufera lentamente si allontana e rimane una fitta pioggerella che fa scaturire in me uno stato di attesa, forse guidato da quel senso in più che noi carpisti abbiamo, quello dell' "acqua".

La prima e più bella cattura della sessione...che lotta!

Non passa molto infatti, la sensazione è giusta e me ne accorgo immediatamente;
uno dei segnalatori esplode come impazzito con il suo suono magico; io mi catapulto fuori sotto la pioggia, ferro ed inizio la lotta contro un pesce sicuramente di buona taglia, il quale non vuole saperne assolutamente di farmi avvolgere filo sulla bobina del mulinello. Dalla mia destra si sposta completamente dal lato opposto andando a cercare rifugio dietro ad un grosso tronco; ci riesce dato che anche forzando al massimo le mie 3,5 lb non riesco ad avvicinarlo di un metro a me. Fortunatamente mi sono premunito con uno shock leader dello 0,70 mm il quale sfrega costantemente contro gli ostacoli, catapultandomi profondamente in quello stato di ansia che raggiungiamo quando siamo consapevoli di poter perdere il pesce e ad ogni minimo strattone mi aspetto che la lenza ceda o il pesce si slami.


Mela, una famigerata specchi della cava dalla livrea magnifica; anche lei ha voluto rendere la notte indimenticabile!

La fortuna mi assiste, infatti dopo secondi che sembrano interminabili, la carpa si stacca dagli ostacoli e finalmente la sento cedere, ne approfitto quindi per avvicinarla a me il più possibile e dopo diverse fughe sotto riva riesco a portarla in superficie e ad accendere la mia luce da testa.
Sono attimi di stupore, mi accorgo subito di avere in canna uno dei più grossi esemplari che abitano la cava e mi appresto così a mettere il pesce in sicurezza all' interno del guadino.


Con delle livree così si resta sempre tra sogno e realtà!

Non riesco a fare in tempo dato che un altro segnalatore inizia a suonare all' impazzata e mi ritrovo di botto con un pesce nel guadino e un altro in canna. Sono attimi concitati di duro sforzo ma alla fine porto a guadino anche la seconda carpa che adesso fa compagnia a l' altra.
Fantastico, che bella doppietta!!!


La piccola della coppiola


Appena il tempo della foto di rito e il rilascio, quando l' unica canna rimasta in pesca parte a tutta forza sotto la pioggia incessante; nel giro di 15 minuti mi sono ritrovato con 3 pesci a guadino e le canne che devono essere adesso rilanciate. Incredibile penso, ho beccato la notte perfetta.
Il tempo di rilanciare le canne e la sequenza si ripete, per tutta la notte.




Porto a guadino l' ultimo pesce quando ormai sta facendo giorno. Una notte bagnata e praticamente insonne...ma quante soddisfazioni!!! Una notte così non capita spesso, per lo meno nelle nostre acque...se sappiamo però leggere il meteo tutto è possibile.


Matteo Diodati

lunedì 1 dicembre 2014

Processo di domesticazione della carpa

Testo e foto di    Matteo Diodati


Nelle ultime sessioni di pesca ho vissuto esperienze importanti che mi hanno portato ad profonde riflessioni sul comportamento della carpa...sono arrivato alla conclusione che questo pesce, come molti altri animali, ha subito nel corso di secoli un lento processo di domesticazione, differenziando i propri comportamenti e in particolare modo quelli alimentari...vi siete mai chiesti perchè ci sono carpe che vengono catturate spesso anche nell' arco di un anno e altre che invece si intravvedono nelle acque chiare degli specchi d' acqua ma non sono mai arrivate a guadino?
Cerchiamo di studiare la situazione...

Di cosa si tratta?

Da Wikipedia: [...per domesticazione si intende in genere il processo attraverso cui una specie animale o vegetale viene resa domestica, ovvero abituata alla convivenza con l'uomo e al controllo da parte di quest'ultimo. Per molte specie, la domesticazione ha comportato notevoli mutamenti nel comportamento, nel ciclo di vita e addirittura nella fisiologia...]

differenze tra domestico e selvatico

La domesticazione della carpa risale all' epoca romana, quando per necessità alimentari questo pesce venne importato dai paesi dell' est fino all' europa occidentale. In epoca recente invece tale animale viene allevato, nel nostri e nei paesi vicini, per scopo sportivo cioè per il ripopolamento di laghi per la pesca sportiva. Cerchiamo di capire quali sono le caratteristiche fondamentali di una carpa che nasce e cresce in un allevamento: prima di tutto il grande bagaglio genetico già la differenzia da tutte le altre carpe selvatiche ed ora entriamo nello specifico; quali qualità deve avere un pesce di allevamento?
- essere forte e resistente;
- crescere rapidamente;
- rendere minimi i costi di allevamento.

 Quì già vi ho detto tanto; esaminiamo ora le caratteristiche di una "Wild carp" magari di fiume o di un lago naturale:


- non necessariamente nascono tutte forti e resistenti e quì entra in gioco la selezione naturale;

- cresce in base all' ambiente in cui vive, inteso come fonte di cibo ma non solo, ossigenazione, temperatura dell' acqua media, presenza di agenti patogeni ecc. ;
- è costretta ad adattarsi a ciò che la natura le mette a disposizione.


Lunga e possente lottatrice, catturata sotto un acquazzone estivo


..quindi ?

Con queste poche considerazioni è chiaro come un pesce selvatico sia sottoposto ad un maggiore stress e quindi selezione, mentre in un allevamento ogni esemplare nasce e cresce sotto il continuo controllo dell' uomo il quale si occupa accuratamente della loro alimentazione dei vaccini ecc.

Tutta questa analisi ci porta a capire perchè ci siano carpe che si fanno "bucare" più spesso di altre e carpe che addirittura non sono mai state bucate. Ricordo quando molti anni fa ho avuto l' onore di leggere uno dei primi libri di Leon hoogendijk, dove raccontava di una piccola cava dove aveva pescato per anni e dove credeva di aver catturato tutti i pesci del posto. In un inverno molto rigido il lago gelò completamente provocando la morte di tutti gli esemplari; tra di essi Leon riscontrò la presenza di carpe mai catturare e, benché rappresentassero una piccola percentuale della popolazione di quel lago, era chiaro che ogni ambiente acqautico contenesse una quantità di esemplari molto difficili da catturare per molteplici motivi.



Una wild si gode i pochi raggi si sole di questa estate catastrofica

Tutt' oggi mi trovo personalmente alle prese con situazioni di questo genere in una cava privata di piccole dimensioni, dove in passato la pressione di pesca era stata elevatissima. I pesci catturati sono ciclicamente sempre i soliti nonostante abbia notato la presenza di numerosi esemplari, anche di grandi dimensioni, mai "salpati"; si tratta di longilinee e possenti carpe regine ma possiamo chiamarle "wild", le quali rifiutano drasticamente il cibo artificiale gettato in acqua, per sospettosità e differente abitudine alimentare.

la mossa vincente

Vi assicuro però che la cattura di questi esemplari è possibile. Armatevi di grande pazienza e costanza ed iniziate una pasturazione molto cadenzata, se possibile addirittura giornaliera come ho fatto io. Grazie ad un amico, Claudio, il quale vive a ridosso dello specchio d' acqua da me preso in oggetto, è stato possibile questo genere di pasturazione. Claudio ogni giorno per circa un mese, ha preso la buona abitudine, dopo il consueto pranzo, di fare un giro sulle sponde del lago a gettare le "palline" di ottima qualità da me fornitegli; la quantità, data la frequenza della pasturazione è stata minima e data la taglia delle carpe viste in superficie abbiamo abbondato con i diametri lanciando sia 24 
che 30mm.



Estratta da una legnaia grazie ed uno shock leader da 0,70mm


Dopo circa un mese di pasturazione abbiamo raccolto i frutti anche se i problemi sono stati altri a causa dell' impeto dei pesci e del fondale tappezzato di ostacoli...
Spero di aver dato a tutti un buono spunto per insidiare quei pesci difficili la cui cattura vi renderà angler fuori dal comune...

In bocca alla big!!!







martedì 29 aprile 2014

Il Rig "Regolabile"

testo e foto di   Matteo Diodati 


Nuovi tipi di terminali abbondano nelle pagine delle riviste. 

Si parla di terminali del futuro in grado di catturare pesci in ogni caso e situazione; sempre più complicati e laboriosi nella loro costruzione tanto da doversi munire di morsetti, colle, rullini da filo per la costruzione delle mosche, guaine, trecce, fluorocarbon e chi più ne ha più ne metta.
Mi sembra di capire che la vera necessità sia quella di trovare nuovi prodotti da vendere, su cui scrivere articoli che non fanno altro che confondere le idee a tutti noi.

Quando preparo terminali faccio in modo che siano identici



Diciamo la verità, non sono necessarie scatole strapiene di molteplici tipi di ami, trecce, guaine ecc. Per quanto riguarda le mie situazioni di pesca mi affido sempre a 3 massimo 4 tipi di ami e due, tre tipi di trecce.
Per le costruzioni dei terminali mi affido sempre ai più classici e semplici anche perché, diciamolo chiaro, la semplicità paga sempre.


Il terminale "regolabile"

Un terminale da sempre efficace ed adattabile a molteplici esche e boilies di diversa misura è quello che io chiamo terminale regolabile.
Quante volte ci siamo trovati a dover costruire un terminale all'ultimo momento e di fretta perché nella nostra cassetta, nonostante la miriade di terminali pronti, non avevamo quello adatto per la boilie di quel determinato diametro?


Materiale che occorre per costruire il Regolabile


Il Regolabile viene incontro a questa esigenza e ci permette di cambiare rapidamente il diametro delle boilies o addirittura il tipo di presentazione, passando per esempio da un innesco singolo ad un doppio innesco o addirittura ad un omino di neve, il tutto grazie al suo hair rig che risulta appunto regolabile semplicemente avvolgendolo al gambo dell'amo.

Costruzione

La costruzione è molto elementare: il tutto consiste nel realizzare un tradizionale nodo senza nodo con un hair righ molto lungo (io lo lascio di 4 cm); dopodiché dobbiamo inserire nel gambo dell' amo un tubetto in silicone o una perlina dietro la quale arrotoleremo l'hair righ finché non rispecchierà le nostre necessità. Sarà ovvio che abbiamo un certo margine di misure da utilizzare per quanto riguarda la boilie, dato che sarà assurdo per esempio innescare una boilie da 30 mm su un regolabile il cui amo è molto piccolo o viceversa, ma ciò ci permetterà ad esempio di svariare tra una pallina da 18mm e una da 24mm senza necessariamente dover preparare un nuovo terminale.


Il Regolabile pronto all'uso


Questo è il terminale che mi ha permesso di catturare con semplicità ed efficacia in molteplici situazioni di pesca; spero che possa esservi utile.

Matteo Diodati



domenica 24 novembre 2013

Contro Tendenza

testo e foto di  Matteo Diodati


pesci sospettosi...strategie invariate...cappotti...

...è il momento di cambiare, azzardare e fare test...

Proprio così...facendo sempre le stesse cose possiamo ottenere risultati ma non per sempre. C' è bisogno di innovazione, variabilità e ricerca di una via alternativa, facendo cose che a volte vanno contro tendenza.


adattarsi anche nello stretto


terminali

Noto sempre di più la tendenza a utilizzare per troppo tempo i soliti terminali ed è per me un errore grossolano dato che alla lunga le carpe imparano a riconoscerli e a scamparvi. Cambiare spesso dimensione dell' amo, lunghezza e meccanica del terminale ci permette di non dare mai punti di riferimento al pesce, è vero poi che ci sono quei luoghi che richiedono più o meno sempre la solita tipologia di terminale ma io faccio particolare riferimento a quei posti un po' più pressati dove vivono grandi e sospettose carpe. 
Il concetto che voglio trasmettere è quello della semplicità, in quanto non credo che terminali che richiedono una costruzione complessa e laboriosa fruttino più catture ma anzi, spesso ci complicano semplicemente la vita e ci annebbiano le idee.


esche alternative


esche

La boilie è l' esca principe per la nostra tecnica ma ricordiamo che le migliaia di tonnellate di queste esche che vengono scaricate all' interno delle acque, inducono sempre più i pesci alla sospettosità verso questo tipo di cibo che è nutriente, odoroso e gustoso ma anche molto differente rispetto a ciò che trovano in natura.
Conosco molte carpe famose catturate molto di rado con boilies e tutto ciò è dovuto sicuramente alla loro sospettosità oltre alle abitudini alimentari derivanti dal loro ceppo di appartenenza. Proviamo ad utilizzare esche alternative come granaglie, pellet e tutto ciò che può essere contenuto anche nelle apposite calze da innesco,
ma ricordate che nulla è sostituibile al cibo naturale.

un mix letale


spot e pasturazione

Per quanto riguarda lo spot consiglio di provare spesso ad indirizzare il nostro interesse verso quelle zone poco considerate e un po' dimenticate dalla massa. Ricordo l' articolo di un carpista, il quale aveva concentrato la propria azione di pesca nella piccola ansa di una grande cava molto pressata (vi avevo pescato anche io). Tale zona non era mai stata molto produttiva in quanto a pesci di grossa taglia e di conseguenza i frequentatori del lago concentravano continuamente la loro pesca in altri spot battuti sempre più assiduamente; con piccoli accorgimenti per gli inneschi e pesturazione, questo bravo carpista era riuscito a catturare una bellissima specchi di 17 kg mai presa fino ad allora.
Ci tengo a dire che a mio avviso la pasturazione preventiva aumenta del 50% le possibilità di successo sia per quanto riguarda il numero di catture che la taglia, ovviamente a seconda anche della tattica.


fasi di pasturazione successive al lancio


 risultati

Cosa c' è di più appagante che godere del proprio successo?
Ricercato, sudato e che ci ha tenuto notti a riflettere sulle nostre strategie...e poi arriva dopo una settimana, un mese, un anno o addirittura dopo una decade, il pesce dei nostri sogni.

Una notte il segnalatore inizia a suonare all' impazzata ed è lei, finalmente, la regina che avevo sognato e visto nelle foto di altri carpisti per molti anni, ma che fino ad ora, per motivi più o meno sconosciuti, non si era mai concessa a me...


un pesce ricercato anni e catturato con tecniche alternative


...che i vostri sogni possano divenire realtà...

...un saluto a tutti e alla prossima!!!



mercoledì 6 novembre 2013

IL “NOSTRO SETTEMBRE LUCCHESE”



Per la prima volta accolgo questo intenso periodo di eventi per la mia città con uno spirito del tutto nuovo.
Prima di spiegarne il motivo ci tengo a ringraziare due ragazzi che da un anno a questa parte mi stanno permettendo di condividere con loro una passione vera e viscerale quale è per noi la pesca e che adesso mi stanno dando la possibilità di partecipare con loro al progetto di questo Blog. Quindi un grazie di cuore va a Matteo e Claudio. Grazie per tutto!

Come dicevo, dopo un'estate veramente calda la voglia di andar a pescare era ormai irrefrenabile. Fortunatamente già dagli inizi del mese il clima ha iniziato a mutare, piogge e aria fresca hanno iniziato a farsi più frequenti. Anni fa vivevo questo momento con quell'aria nostalgica di chi vede andarsene la “bella stagione”, quest'anno più che mai la pioggia ha avuto per me un altro profumo, quello delle fresche nottate passate in tenda, aspettando una cattura che manca già da un po', insomma, un nuovo Settembre Lucchese!
Il primo weekend libero dagli impegni arriva, si torna a caricare la macchina, l'animo è in fermento e la voglia di stare in compagnia con le canne in pesca in riva al lago finalmente si tramuta in realtà.
Decidiamo di affrontare una cava già conosciuta e battuta in passato dai miei compagni di ventura. Una leggera pasturazione preventiva fatta in settimana è l'unica tattica che usiamo, ancora non sappiamo se anche la cava ha sentito il vento d'autunno.
Ed eccoci lì, di nuovo in pesca, di nuovo a ridere e scherzare sotto la luce di una splendida luna piena. La notte passa più o meno tranquilla e alle prime luci del mattino come d'incanto arriva la sveglia, quella sognata durante tutta quella notte. Una partenza decisa seguita da un combattimento vero ed intenso portano ad affiorare dall'acqua una splendida specchi. Se non fosse stato per la brezza fresca sul viso non sarei riuscito a distinguere quei minuti dal sogno.
Per la prima volta nella mia vita stringo tra le mani un pesce di una bellezza e di un'imponenza incredibile! Attimi che volano via, tutto passa in fretta, qualche foto veloce ed un saluto a “London” prima di liberarla! Se il buon giorno si vede dal mattino......  


Raffaele Malfatti

martedì 11 giugno 2013

La rivincita dei canali


a cura di Matteo Diodati


Poco fuori dalla mia provincia, un piccolo canale raccoglie le acque di tutti i fossi di scolo provenienti dai campi irrigati e da tutta quella zona che secoli fa, prima di essere bonificata, era molto paludosa.
Fin da piccolo ero a conoscenza della grande quantità di pesci contenuti in questo piccolo ma vivo corso d' acqua, dato che con mio padre spesso mi cimentavo nella pesca al luccio e con la bilancia.
Da qui poi gli anni sono passati e le mie attenzioni si sono rivolte a ben altri posti, dando per scontato che le belle carpe che siamo abituati a ricercare noi carpisti, non potessero vivere in un ambiente tanto piccolo.




Una mattina a lavoro, chiacchierando con Luigi, un signore anziano pescatore di vecchia data, che vive nei pressi di un tratto del canale, vengo a sapere della presenza di alcune grosse carpe.
Ascoltare i vecchi mi è sempre piaciuto fin da piccolo perché il modo con cui raccontano le cose, con la visione di tanti anni fa, e lo stile misterioso di chi era abituato a sentire molte leggende prima che la scienza spiegasse tutto, mi ha sempre affascinato.
Nella mia mente questi racconti hanno alimentato, come in un bambino, la fame di scoperta. Così a breve mi sono diretto verso le zone più basse del canale, in cui le acque più profonde, potevano garantire un ambiente adatto alla vita delle grosse carpe.


fasi di osservazione e pasturazione


Arrivato non senza problemi, nella zona idonea alla mia pesca, ho iniziato ad osservare con pazienza possibili movimenti del pesce, che in ambienti di così piccole dimensioni tradisce facilmente la sua presenza. 
Sono riuscito a chiedere informazioni ad alcuni pescatori del posto, i quali preparavano un bel fritto catturando piccoli pesciolini col galleggiante. Come immaginavo hanno subito cercato di scoraggiarmi e di indirizzarmi da altre parti ma questo era proprio ciò che volevo sentirmi dire. Certi anziani, che hanno vissuto per anni quel luogo, dimostrano una forte gelosia. Non possiamo biasimarli, basta pensare ai nostri spot segreti. Faremmo la stessa cosa.
A questo punto ho raggiunto a piedi la parte finale del canale, zona in cui si getta in un fiume dopo un piccolo sbarramento. Da qui ho iniziato a pasturare risalendo per 500 metri a monte con circa 5 kg di boilies self made molto nutrienti e complete a livello alimentare.
Sapevo che in un ambiente così piccolo, dove la fonte di cibo è limitata, una carpa di grosse dimensioni si sarebbe subito accorta del mio cibo. Ho voluto lanciare poca esca in modo che le carpe si potessero abituare gradualmente al nuovo alimento, ovviamente palline di buona misura.


cibo naturale o artificiale?...eterno dilemma


Risalendo ho raggiunto un gruppo di alberi sulla sponda che coprivano un bel pezzo di acqua e costituivano una buona zona di riparo. Se fossi stato una grosso pesce mi sarei infilato proprio li dentro ed infatti dopo alcuni minuti di osservazione solo grazie all'udito ho percepito la presenza delle carpe. Un rumore che ricordavo molto bene arrivava da alcuni metri alla mia sinistra dalla riva opposta. Non era altro che una bella baffona che succhiava i fichi a galla.
Immediatamente mi sono accorto di quanto l'esperienza mi abbia ben condotto in tutti quei metri di canale.
Con un pensiero di iniziale soddisfazione ho finito di lanciare le mie palline e sono tornato verso casa, immaginando di agganciare all'amo quella bella carpa appena vista.



...fine prima parte...